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KARLOVY VARY 2022 Concorso

Recensione: The Ordinaries

di 

- Nel suo primo lungometraggio, Sophie Linnenbaum esplora le disparità sociali dalla prospettiva di un set cinematografico

Recensione: The Ordinaries
Fine Sendel (a sinistra) e Denise M'Baye in The Ordinaries

Guadagnarsi da vivere senza avere un'identità specifica, un nome stabilito o uno scopo: quello che può sembrare il flagello di ogni vita umana è letteralmente l'unico scopo esistenziale dei protagonisti del film d'esordio di Sophie Linnenbaum, The Ordinaries [+leggi anche:
trailer
intervista: Sophie Linnenbaum
scheda film
]
. Le persone normali dell’ambiente cinematografico – non personaggi principali o supereroi patinati – sono il cuore di questo film, che è stato presentato in anteprima mondiale al Concorso Globo di Cristallo del 56° Festival di Karlovy Vary.

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Come nei suoi precedenti cortometraggi Out of Frame e PIX, Linnenbaum guarda ancora una volta il mondo da una prospettiva particolare: qui il gergo cinematografico prende letteralmente vita. Come un Dio che sovrasta ogni cosa, i suoi personaggi esistono per il piacere di uno spettatore sconosciuto. Le loro vite sono determinate da una personale "partitura musicale", da "tagli" e "monologhi". Gli abitanti sono divisi in personaggi principali, personaggi secondari e di rango inferiore, ossia errori filmici, errori di casting o, peggio ancora, personaggi tagliati al montaggio. Come spiega la protagonista Paula (Fine Sendel), un personaggio secondario che aspira a diventare principale, il loro universo scintillante è costantemente scosso da queste forze che ne intaccano la trama impeccabile. Suo padre, un "personaggio principale molto importante", è stato ucciso in passato durante una rivolta.

L'eredità del padre è ciò che dà il via al viaggio di Paula per ritrovare se stessa e mettere in discussione la gerarchia, il sistema del cinema e l'Istituto, come viene chiamata l’entità che governa questo mondo. Mentre il film offre grandiose sequenze musicali, girate con toni molto vividi dal direttore della fotografia Valentin Selmke in un caldo omaggio alla vecchia Hollywood, nemmeno personaggi principali colorati e idealisti come la sua migliore amica Hannah (Sira Faal) e la sua famiglia riescono ad aiutarla a scoprire cosa è successo a suo padre e perché non c'è traccia di lui. Per superare l'esame da personaggio principale a scuola, vuole riconnettersi alla sua memoria e guardare i "flashback" della sua carriera come protagonista.

Ma la cameriera Hilde (Henning Peker), una scelta di castings bagliata, la mette sulla strada giusta, che è quella di controllare non l'archivio dei personaggi principali, gli unici che vale la pena documentare e ricordare in questa La La Land sempre più distopica, bensì "l'altra lista". Suo padre potrebbe davvero essere stato un personaggio che è stato tagliato dal film? E cosa significherebbe per Paula e il suo posto in questo mondo?

Proponendo tutta una serie di riferimenti, omaggi visivi e battute cinefile per la delizia dello spettatore, il debutto di Linnenbaum si diverte molto nel creare un universo parallelo, in cui i nostri ricordi cinematografici e i cliché più affettuosi servono a uno scopo più profondo e oscuro, che è quello di rieducare il nostro sguardo. Sia il personaggio secondario insipido che quello troppo perfetto vengono rivalutati. L'idea che tutti possano essere importanti, contrariamente alle gerarchie sociali di questo mondo e di quello del cinema, viene regolarmente portata alla ribalta. È facile leggere una certa critica dei media nel racconto di Linnenbaum, che tratta l'idea che sei speciale solo se hai uno status e visibilità, esplorando anche l'idea dell'essere unici, speciali e in grado di ottenere qualsiasi cosa di default, un problema noto per essere centrale nella vita dei millennial. The Ordinaries sottolinea che si tratta solo di saper raccontare la propria storia alle persone giuste.

Questo semplice messaggio è amplificato dai parallelismi sociali che Linnenbaum dissemina nella sua storia, non sempre in modo molto sottile. I personaggi tagliati al montaggio sono relegati in fondo all’autobus, la paura dei personaggi principali di essere "sostituiti" riecheggia fortemente vicende e movimenti storici della vita reale. Gli abiti ispirati agli anni '50 e '60 evocano l'atmosfera di un'epoca passata, in cui lo star business era grande e la discriminazione ancora maggiore. Linnenbaum richiama l'attenzione su questi problemi, ma non offre una risposta universale. Nessuna grande rivoluzione in vista, forse solo uno spunto di riflessione. Idee che purtroppo vengono minate dal fatto che la regista ha scelto di avvolgerle in un finale forse troppo conformista.

The Ordinaries è una produzione tedesca guidata da Bandenfilm, ZDF e Filmuniversität Babelsberg Konrad Wolf. Le vendite internaionali sono affidate a The Match Factory.

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(Tradotto dall'inglese)

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