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MIX FESTIVAL 2022

Recensione: Nico

di 

- Eline Gehring dirige un piccolo film che intreccia tematiche LGBTQ+ e integrazione, la cui forza sta nell’empatia che si sviluppa nei confronti della protagonista

Recensione: Nico
Sara Fazilat e Andreas Marquardt in Nico

Il primo, tenue segnale di intolleranza arriva proprio nelle prime immagini, quando Nico (Sara Fazilat), giovane cittadina berlinese di origini iraniane che si muove in bicicletta, viene quasi speronata da una Fiat 500 guidata da una donna che vuol passare e le urla “stronza”. Nico di mestiere fa l’infermiera geriatrica, e lo fa con esperienza e umanità. E’ l’immagine stessa della gioia e infonde buonumore anche nei sue due pazienti, l’anziana signora tedesca Brigitte (Brigitte Kramer) e il signor Fernandez (Isidoro Fernandez Mompelier). La ragazza che le dà il cambio nell’assistenza dei pazienti, Rosa (Javeh Asefdjah), è la sua migliore amica, anch’essa persiana. Con lei Nico discute di tutto (in farsi), ad esempio se il fatto di non portare il chador a Berlino sia una conquista, come pensa Nico, o se lo sia il portarlo ed essere rispettate per questo, come sostiene invece Rosa.

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Nico, proiettato al MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ dopo la premiere al Max Ophüls Film Festival e parecchi riconoscimenti in varie rassegne tedesche, è un piccolo film fortemente voluto dalla protagonista Sara Fazilat che lo ha prodotto e ne ha scritto la sceneggiatura, ottenendo la selezione ai Berlinale Talents e infine realizzandolo come film di laurea al Deutschen Film- und Fernsehakademie Berlin. La sceneggiatura è condivisa con la regista del film, Eline Gehring, e con Francy Fabritz, che ne ha anche curato la fotografia. Un piccolo film sia per il budget che per il suo linguaggio, volutamente schematizzato e lineare, per dare rilievo all’essenzialità della materia messa a fuoco.

Nico pensa di essere perfettamente integrata nella società multiculturale in cui vive fino a quando, dopo aver partecipato ad un mini rave in un parco, dove ha ballato, bevuto e scambiato baci, torna un po’ barcollante verso casa e urta inavvertitamente la spalla di una donna che sta camminando in compagnia di due uomini. Quello che nasce inizialmente come un semplice battibecco si trasforma in un vero pestaggio xenofobo (mentre l’aggrediscono, le gridano “Allah Akbar” per deriderla). Nico si risveglia in ospedale, sorpresa da quell’attacco, come se davvero fosse la prima volta che affronta dei razzisti purosangue. Nei giorni seguenti, i lividi fanno ancora male ma a bruciare è soprattutto qualcosa dentro, come una grande illusione che si è disciolta in una cocente sconfitta. Nico non ride più, non scherza, sembra assorta nei suoi pensieri. Non sappiamo esattamente cosa la porta a prendere la decisione di andare in una palestra a prendere lezione di karate da un maestro inflessibile e dal cuore d’oro (il 66nne Andreas "Karate Andy" Marquardt, artista marziale tedesco), che sta a metà strada tra il maestro Nariyoshi Miyagi di Karate Kid e il Frankie Dunn di Million Dollar Baby. L’incontro con la giovane macedone Ronny (Sara Klimoska), immigrata clandestina, potrebbe far tornare il sorriso sulle labbra e la fiducia nel cuore di Nico.

Nico non aggiunge molto alle centinaia di film indipendenti sul tema dell’integrazione né a quelli incentrati su tematiche LGBTQ+, proprio perché i due argomenti, debolmente intrecciati, non riescono a svilupparsi pienamente nei 79 minuti del film. Ma la forza del film sta nell’empatia che si sviluppa nei confronti della protagonista, i cui occhi mobilissimi e le espressioni di sconcerto e rabbia, l’energia indomabile vengono catturati dalla regista con intensità e freschezza. Se la discriminazione si combatta o meno con il karate è una domanda lasciata allo spettatore. Certamente può servire a difendersi dagli stronzi.

Nico è prodotto da Third Culture Kids e DFFB – Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. Le vendite internazionali sono affidate a UCM.ONE.

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