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CANNES 2022 Cannes Première

Recensione: Dodo

di 

- CANNES 2022: Il nuovo lavoro di Pános H. Koútras è una commedia degli equivoci irregolare, dove c'è poco da dire o di cui ridere

Recensione: Dodo
Tzortzis Papadopoulos, Natasa Exintaveloni e Ana Jorjikia in Dodo

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(2014), Pános H. Koútras torna sulla Croisette con il suo nuovo lavoro, una commedia intitolata Dodo [+leggi anche:
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, presentata nella sezione Cannes Première del Festival di Cannes.

Il film ruota attorno a una famiglia un tempo ricca che vive in una casa da sogno fuori dalla capitale greca. Il marito fedifrago Pavlos (Akis Sakellariou) e sua moglie, l'ex attrice televisiva Mariella (Smaragda Karydi), sono fortemente indebitati e l'unica via d'uscita sembra essere il matrimonio tra la loro figlia Sophia (Natasa Exintaveloni) e Aris, un ricco amico di famiglia. Un giorno, un dodo (uccello che si è estinto oltre 300 anni fa) irrompe misteriosamente nella lussuosa villa, causando un gran trambusto e rendendo i preparativi per il matrimonio molto più complicati del previsto.

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Nonostante questa promettente apertura, la trama si evolve in modo piuttosto caotico, mostrando una miriade di personaggi per lo più strani e spregevoli. Molti di loro potrebbero avere un discreto potenziale comico, ma Koútras sceglie di dirigere un cast corale eccessivamente ampio e si sforza di esplorare adeguatamente ognuno di questi personaggi, optando per uno stile di recitazione eccessivamente teatrale e riducendo alcuni ruoli a semplici caricature. Questo si nota in particolar modo nei personaggi principali e secondari, come Tina (Ana Jorjikia), una wedding planner che urla troppo spesso; Irina (Marisha Triantafyllidou), una bizzarra governante di origine ucraina; Aggelos (Aggelos Papadimitriou), un vecchio attore eccentrico sempre tra i piedi; e Sophia, che potrebbe essere malata di cancro ed è pronta a vendere il suo corpo per 50 euro per ripagare un piccolo debito contratto con Irina. Ci vorrà anche un po' di tempo per capire la verità su Alexis (Nikos Gelia), un uomo sui trent'anni che sembra essere in rapporti amichevoli con Pavlos, e la giovane trans Eva (Tzef Montana). Saranno loro a fornire una piccola sorpresa con un colpo di scena. Infine, la sottotrama che coinvolge due rifugiati siriani aggiunge poco valore ma rende la narrazione più lunga e contorta.

Ciò che avrebbe potuto rendere unico il film di Koútras è infatti la presenza del dodo, ma alla fine il risultato è del tutto raffazzonato. La maggior parte dei giochi di parole sono datati e lasciano lo spettatore con una costante sensazione di déjà-vu. L'inclusione del dodo, che dovrebbe essere una presenza destabilizzante, finisce per essere un elemento confinato sullo sfondo, perché  tutti i personaggi hanno già sviluppato relazioni conflittuali tra loro ben prima della sua comparsa.

Lo score è un altro punto dolente: nella maggior parte dei casi suona eccessivamente sdolcinato e sottolinea goffamente ciò che sta accadendo sullo schermo, in modo simile a quello di una telenovela o di una sitcom.

L'idea di introdurre un animale estinto come il dodo come metafora di una parte della società greca in via di estinzione - una borghesia un tempo ricca che ha attraversato la dura crisi economica del Paese negli anni 2000 e 2010 - aveva certamente il potenziale per offrire qualcosa di appetitoso. Una metafora che tuttavia non emerge in modo potente, e non è nemmeno così divertente. Questo rende l'intera esperienza visiva di 130 minuti una farsesca commedia degli equivoci fatta di gag non originali, umorismo prevedibile e una serie di personaggi che lottano per lasciare un segno o per giustificare la loro presenza e il loro comportamento.

Dodo è una coproduzione greco-francese-belga tra 100% Synthetic Films, MPM Film (Movies Partners in Motion Film) e Tarantula Luxembourg. Pyramide International è responsabile delle vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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