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CANNES 2022 Un Certain Regard

Recensione: Mediterranean Fever

di 

- CANNES 2022: L'improbabile buddy movie di Maha Haj è una deliziosa commedia sulla depressione

Recensione: Mediterranean Fever
Amer Hlehel e Ashraf Farah in Mediterranean Fever

Il quarantenne Waleed (Amer Hlehel) è un tipo da bicchiere mezzo pieno. C’è un po' di Tony Soprano in lui. Si rifiuta di prendere i farmaci che il suo psichiatra gli prescrive per la sua depressione cronica. Discute con sua moglie, un'infermiera, su come dovrebbero prendersi cura dei loro due figli. Sente di portare il peso del mondo sulle sue spalle. È uno scrittore che non riesce a mettere su carta il suo romanzo. Con Mediterranean Fever [+leggi anche:
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, al suo debutto in Un Certain Regard al Festival di Cannes, la regista Maha Haj propone una commedia nera piena di sorprese.

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La regista si è fatta le ossa lavorando come scenografa in Il tempo che ci rimane [+leggi anche:
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di Elia Suleiman, The Attack [+leggi anche:
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intervista: Ziad Doueiri
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di Ziad Doueiri e On the Hill di Raphaël Nadjari. Ha realizzato il documentario Behind These Walls nel 2010, e il suo debutto nella finzione, Personal Affairs [+leggi anche:
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, un’intricata storia sui palestinesi che vivono in Cisgiordania era stato selezionato a Un Certain Regard nel 2016. Il suo lavoro trova l'umorismo nelle contraddizioni.

In una scena che precede i titoli di testa, Waleed afferma di aver spinto la madre di un ragazzo giù per le scale, e il figlio gli chiede come fa a sapere che è stato proprio il suo atto a provocare la morte della donna. Waleed rimane totalmente perplesso davanti alla sua strana, inaspettata e affascinante reazione. È un inizio intrigante per questo film, poiché questa scena non ha molto a che fare con il resto della trama, ma solleva domande che diventano centrali man mano che il film va avanti. Waleed è un narratore inaffidabile o qualcosa di ancora più sinistro? Questi eventi sono casuali o pianificati?

Il titolo fa riferimento a una malattia che un medico dice che suo figlio, il più giovane dei suoi figli, potrebbe avere. Quando gli viene detto questo, Waleed chiede cosa sia la febbre mediterranea. La risposta è che è qualcosa che si eredita e che è peculiare della regione in cui vivono. È una risposta così vaga che potrebbe applicarsi al Medio Oriente stesso. La febbre mediterranea che interessa il film non è il disturbo fisico del figlio, ma piuttosto il peso politico, sociale e psicologico dell'essere palestinese ad Haifa. Il film allontana abilmente questo racconto palestinese dalla questione della religione, dal momento che Waleed si rifiuta di compilare un modulo di diversità perché sostiene che la sua fede è palestinese. Questa risposta non è consentita, e il computer non gli permetterà di continuare.

La vita di Waleed cambia quando fa amicizia con un nuovo vicino, Jalal (Ashraf Farah), un piccolo truffatore che vive nel suo condominio. Sono come il giorno e la notte. Le loro divergenze si palesano nel loro primo vero scambio per strada, dove sembrano dissentire su tutto. Ma poi, lentamente, nasce un'improbabile amicizia quando Waleed chiede a Jalal di mostrargli la vita di un criminale per un romanzo che dice di voler scrivere. Man mano che l'amicizia si sviluppa, Jalal si rende conto che la storia di Waleed continua a cambiare e che Jalal sarà pure un truffatore, ma è un amico onesto. La schiettezza e l'amicizia di Jalal salveranno Waleed?

Lasciandoci nel dubbio fino alla fine, la commedia aneddotica di Haj sulla depressione è uno sguardo rinfrescante ai disordini politici della regione con al centro una bella amicizia.

Mediterranean Fever è una coproduzione Palestina/Germania/Francia/ Cipro/Qatar, guidata da Pallas Film GmbH, Still Moving, AMP Filmworks, Majdal Films e Metafora Production. Luxbox guida le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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