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SUNDANCE 2022 Concorso World Cinema Documentary

Recensione: Nothing Compares

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- Il documentario di Kathryn Ferguson è funzionale ma poco rivelatore, poiché ripete ciò che tutti già sanno di Sinéad O'Connor

Recensione: Nothing Compares

Pochi giorni dopo aver strappato la foto del papa, Sinéad O'Connor fu fischiata al Madison Square Garden. Presentata come un'artista il cui nome "divenne sinonimo di coraggio e integrità", O'Connor rimase immobile, osservando una folla per metà ostile e per metà accogliente, mentre valutava cosa fare. Se qualcuno avesse pensato di fare un film biografico su di lei, non ci sarebbe stato un inizio migliore di questo concerto del 1992: il momento esatto in cui la pop star e l'attivista si scontrarono, dovendo scegliere tra l'una o l'altra. D'altra parte, Kathryn Ferguson è arrivata prima con Nothing Compares, presentato nella sezione World Cinema Documentary al Sundance.

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Questa scena coinvolgente, che trova il suo culmine nel confortante abbraccio di Kris Kristofferson, in realtà riassume il problema più grande del primo lungometraggio documentario di Ferguson, che prende il nome dalla celebre canzone che, a seconda dei vari pareri, portò alla vetta o affondò O'Connor, almeno per un po'. È divertente, è drammatico, ma conosciamo già la storia. Conosciamo le polemiche, il suo rapporto con la chiesa e il videoclip di "Nothing Compares 2 U", con le famose lacrime che le rigano il viso. In I Want My MTV: The Uncensored Story of the Music Video Revolution, il regista John Maybury le attribuisce a "un piatto di cipolle", mentre O'Connor ha affermato che stava pensando alla sua defunta madre. In ogni caso, già lo sai. E molto probabilmente non scoprirai nulla di nuovo.

Questo diventa particolarmente evidente se si considera che O'Connor è tornata di recente a fare notizia, a causa di una tragedia personale e di un presunto ricovero in ospedale. Il documentario non affronta nessuno di questi eventi, per ovvi motivi, ma non possiamo fare a meno di pensare che il lavoro si concentri solo sul suo passato ben noto, non sul suo presente.

Anche se Ferguson cerca di coprire una grossa fetta della vita di O'Connor, il film sembra comunque uno schizzo. Forse perché non c'è una vera rivelazione o perché devia un po' nella direzione del documentario del New York Times su Britney Spears. Ferguson avrebbe potuto tentare di avviare il suo movimento "Giustizia per Sinéad", sottolineando come i media (e i giornalisti misogini) abbiano fatto del male a questa donna. Le persone che erano solite commentare il suo aspetto o il suo comportamento "irregolare" non sono molto ben rappresentate oggi (il che è soddisfacente) ma il noto refrain "zitta e canta" è così familiare, soprattutto dopo che la band country Dixie Chicks si espresse contro l'allora presidente George W. Bush. Se non lo fai, verrai pubblicamente sbugiardato, oggi come allora. Almeno, nel caso di O'Connor, a quel punto si era già rasata la testa, facendo risparmiare tempo a tutti.

Ferguson non evita gli aspetti spiacevoli ("Nel suo caso, l'abuso sui minori è giustificato", dice qualcuno, quasi anticipando gli eccessi di Twitter), e si prende il suo tempo per mostrare cosa ha plasmato il carattere della cantante, che si tratti di un'infanzia violenta con un padre instabile o il complicato rapporto dell'Irlanda con la religione. "Volevo solo urlare", dice O'Connor. E lo ha fatto, con uno sguardo che colpisce ancora oggi come allora, mentre artisti come Peaches commentano il suo "atteggiamento non binario". Nothing Compares non sarà troppo originale, ma almeno ci ricorda che c'è qualcosa di veramente meraviglioso nell'attitudine “Non, je ne regrette rien”. Mette anche in chiaro che quando gli altri dicono che prendere posizione può rovinarti irrevocabilmente la carriera, di fatto puoi vederlo anche come qualcosa che ti riporterà al tuo posto.

Nothing Compares è prodotto da Tara Films e Ard Mhacha Productions.

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(Tradotto dall'inglese)

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