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GAND 2021

Recensione: La Ruche

di 

- Christophe Hermans offre un primo lungometraggio di finzione sensibile e frastornante su tre sorelle che portano sulle loro spalle la malattia mentale della madre

Recensione: La Ruche
Mara Taquin, Bonnie Duvauchelle, Ludivine Sagnier e Sophie Breyer in La Ruche

Con La Ruche [+leggi anche:
intervista: Christophe Hermans
scheda film
]
, presentato la settimana scorsa alla Festa del cinema di Roma e questa settimana al Festival di Gand, Christophe Hermans offre un’opera prima di finzione sensibile e frastornante su tre sorelle che portano sulle loro fragili ma determinate spalle il peso della malattia mentale della madre e delle sue crisi.

Alice vive con le sue tre figlie in una sorta di bozzolo, un vero e proprio gineceo dal quale gli uomini sono sempre stati assenti, uno spazio intimo e di fiducia, dove i segreti sono ben custoditi. Forse troppo ben custoditi.

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Perché Alice è bipolare, e le sue crisi sempre più frequenti gravano pesantemente sulle spalle delle figlie, a cominciare da quelle di Marion, la maggiore, che si ritrova suo malgrado a prendersi cura di tutta la famiglia. La ragazza vive un conflitto costante di lealtà tra l'immancabile fedeltà che prova nei confronti di sua madre e la solidarietà frustrata che condivide con le sue sorelle che vorrebbe risparmiare.

Se Claire, quella di mezzo, incarna la ribellione, e Louise la più giovane, l'incoscienza e la fusione, Marion è il sacrificio. Un sacrificio che sembra inevitabile, e che la perseguita anche nei suoi sogni di fuga altrove, in questo caso il Brasile dove sogna e addirittura progetta di andare. Una partenza che sua madre arriverà a sabotare, prendendo il sopravvento e distruggendo le sue speranze di indipendenza.

Questo huis clos intensamente femminile mostra una donna a cui la malattia impedisce di essere se stessa, di essere completa e che a sua volta blocca i suoi figli. L'alveare, l'appartamento con le tende chiuse rappresenta il segreto, il patto di silenzio tra le api e la loro regina, che ostacola la loro emancipazione.

Quando i genitori non hanno più la capacità di porre limiti, come rivendicare la propria libertà? Il rapporto genitore/figlio si capovolge, e questi ultimi devono ricostruirsi sulle macerie della vacillante presenza dei genitori. Un edificio instabile, che solo l'amore tiene ancora in piedi.

In questo universo ovattato, ben servito da un approccio all’immagine tenue e delicato, le tensioni salgono e i sogni di Marion vanno in fratumi. La presenza di Alice è una minaccia per le sue figlie, mentre la sua assenza è un dolore. Per trasmettere la loro situazione, il regista concentra la storia all'interno del loro appartamento, la cui atmosfera all'inizio è di vera complicità, ma alla fine diventa sempre più soffocante.

È una famiglia più vera del vero quella che il regista ha deciso di rappresentare, incarnata con una veridicità e una sincerità notevoli da quattro attrici senza orpelli, che qui toccano una certa autenticità.

Ludivine Sagnier osa il ruolo di questa donna sopraffatta dalla malattia, tra crisi maniacali e momenti di pura sincerità. Sophie Breyer, l'eroina che porta sulle sue spalle la famiglia del film e la sua storia, lascia intravedere dietro una corazza infallibile i sogni spensierati che la abitano. Mara Taquin, volitiva e determinata, incarna la ribellione, quella che esce, spicca il volo anche a costo di bruciarsi le ali, mentre Bonnie Duvauchelle interpreta l'adolescente che è ancora alle soglie dell'infanzia e che, per un po', si ritrova felicemente in simbiosi con il nucleo familiare, circondata da un amore incondizionato.

La Ruche è prodotto da Frakas Productions (Belgio) e coprodotto da Avenue B Productions (Francia). Le vendite internazionali sono guidate da Reel Suspects. Il film uscirà la prossima primavera in Belgio, distribuito da O’Brother Distribution.

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(Tradotto dal francese)

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