email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

TORONTO 2021 Discovery

Recensione: Anatolian Leopard

di 

- Scompare l'orgoglio dello zoo di Ankara, ma chi se ne assumerà la responsabilità, si chiede il regista turco Emre Kayis nel suo film d'esordio

Recensione: Anatolian Leopard
Ugur Polat in Anatolian Leopard

Il leopardo anatolico del titolo si chiama Hercules e purtroppo non sopravvive in questo film abbastanza a lungo da confutare completamente l'idea che i leopardi non possano cambiare le loro macchie [ndt: espressione equivalente a “il lupo perde il pelo ma non il vizio”]. Il regista esordiente Emre Kayis preferisce sondare i suoi personaggi umani, di cui c'è un intero gruppo sparuto e invecchiato, senza una caratteristica redentrice che li accomuni. L’atmosfera di questa mordente parabola sociale è darwiniana, in senso capitalistico; per parafrasare ancora Shakespeare, sono i leoni che fanno mansueti i leopardi. Il film è stato presentato in anteprima nella sezione Discovery dell’edizione ibrida di quest’anno del Toronto International Film Festival, dove ha ricevuto il premio della giuria FIPRESCI per l'intera selezione.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Nonostante le onorificenze, Anatolian Leopard [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
sembra un film a metà, come se il suo regista fosse troppo scontento del buon lavoro che stava facendo nelle vitali fasi iniziali, e si fosse precipitato verso il punto in cui avrebbe potuto finalmente scrivere "THE END" sull’ultima pagina della sceneggiatura. Quasi tutto, fino alla fine del primo atto - quando il prezioso ospite dello zoo scompare - funziona alla grande; forse Kayis ha iniziato a impantanarsi, come facciamo noi tra il pubblico, scoprendo gli aspetti pratici di come le diverse “faction” della storia rispondono alla situazione. La linea narrativa è esile ma i temi considerati sono vasti: questo potrebbe essere un raro esempio di film in cui i parallelismi con il clima politico delle "fake news" creano opacità piuttosto che alleggerirlo.

In termini formali, Kayis realizza la rara impresa di ideare uno zoo - uno zoo di tutti i posti - che assomiglia a una discarica poco invitante e putrescente. Non è la labirintica casa degli orrori del documentario Bestiaire di Denis Côté (uno dei film recenti più importanti su questo argomento), e dimentichiamoci degli allegri animaletti dei film per famiglie. Nelle scene di Anatolian Leopard ambientate all'inizio dell'inverno, la neve ingombra così tanto le sbarre e le passerelle della gabbia che puoi a malapena sbirciare l’amichevole creatura. È questa situazione che porta il sindaco di Ankara (lo zoo è una struttura di proprietà pubblica) a vendere la terra a un consorzio di sviluppatori degli Emirati, con l'obiettivo di trasformare questo luogo pittoresco ma spiacevole in un parco a tema "Lampada magica di Aladino". Kayis si diverte molto con una presentazione aziendale "previsualizzata", che mostra un rendering 3D di un ottovolante a tema Arabian Nights.

Fikret (Ugur Polat), il fedele ma taciturno manager dello zoo - "qui da 22 anni", come molti personaggi gli ricordano - vuole preservare la passione della sua vita, e usa il destino del prezioso animale in gabbia, un raro leopardo anatolico, per bloccare questi cambiamenti: dove potrebbe vivere in questa nuova situazione? Ma la morte improvvisa del felino crea un'occasione per Fikret e il suo assistente di lunga data Gamze (Ipek Türktan) per sostenere ulteriormente la loro causa e portare i media e le forze dell'ordine a occuparsi del caso. Il finale del film è incentrato su dialoghi ponderati e impassibili tra Fikret e i suoi collaboratori (la città sembra popolata da amici e conoscenti della sua giovinezza), con sorprendenti digressioni sulla mitologia greca e sulla politica di sinistra, certamente con un’accelerazione del declino della trama del film.

Dare al pubblico contemporaneamente ciò che si aspetta e ciò che spera, cogliendolo alla sprovvista, è un modo infallibile con cui concludono molti film. Anatolian Leopard indugia fino al traguardo, un po' soffocato dal significato simbolico della sua specie in via di estinzione, uomini e bestie allo stesso modo.

Anatolian Leopard è una coproduzione tra Turchia, Polonia, Germania e Danimarca di Olena Yershova per Tatofilm con Asteros Film, Adomeit Film, Donten & Lacroix Films ed elemag pictures. Luxbox si occupa delle vendite internazionali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy