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ZURIGO 2021

Lo Zurich Film Festival svela la sua programmazione che da largo spazio alle paillettes di Hollywood

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- Dal 23 settembre al 3 ottobre Zurigo ritroverà il suo festival, al contempo grande pubblico e rivolto al cinema d’autore

Lo Zurich Film Festival svela la sua programmazione che da largo spazio alle paillettes di Hollywood
The French Dispatch di Wes Anderson

Arrivato alla sua diciassettesima edizione, lo Zurich Film Festival conferma, attraverso la sua programmazione, essere “una buona miscela fra film mainstream intelligenti e scoperte cinematografiche”, come sottolineato dal suo direttore artistico Christian Jungen. Accanto a rinomati nomi del panorama cinematografico mondiale come Wes Anderson (The French Dispatch [+leggi anche:
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), Jane Campion (The Power of the Dog) o Todd Haynes (The Velvet Underground) e ad un intrigante focus sul giovane cinema tunisino, ritroviamo infatti film più consensuali e d’impatto come l’attesissimo No Time to Die di Cary Joji Fukunaga, ultima avventura di James Bond con Daniel Craig o il thriller hollywoodiano The Card Counter [+leggi anche:
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di Paul Schrader. Di fatto, il suo festival punta quest’anno sul glamour hollywoodiano assegnando il suo Golden Icon Award a Sharon Stone.

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I film presentati quest’anno nei vari concorsi: Competizione finzione, documentari e Projecteurs sono 164, provenienti da 53 paesi. Fra questi ritroviamo 25 Premières mondiali o internazionali e cinque prime europee. Il festival non disdegna certo i giovani talenti dando spazio a ben 38 opere prime. Queste evolveranno mano nella mano con numerose e prestigiose produzioni che hanno già avuto l’occasione di essere presentate in festival di spicco e che saranno raggruppate nella sezione Première Gala. Oltre ai già citati film, il festival propone quest’anno anche altri attesi lungometraggi quali È stata la mano di Dio [+leggi anche:
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intervista: Paolo Sorrentino
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di Paolo Sorrentino, Spencer [+leggi anche:
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del cileno Pablo Larraín che ha come protagonista Kristen Stewart, A Hero [+leggi anche:
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intervista: Asghar Farhadi
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di Asghar Farhadi o il primo film dell’attrice Maggie Gyllenhaal The Lost Daughter [+leggi anche:
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. Attesi anche l’ultimo film del regista tedesco Florian Gallenberger It’s Just a Phase, Honey che sarà presentato in prima mondiale nella sezione Première Gala e il thriller del regista svizzero Michael Steiner And Tomorrow We Will Be Dead [+leggi anche:
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che sarà il film d’apertura di questa diciassettesima edizione.

Sono 38 i film in lizza per l’Occhio d’oro nelle tre sezioni competitive. In quella dedicata ai film di finzione, numerose sono le produzioni europee: il terzo film del regista italiano Jonas Carpignano A Chiara [+leggi anche:
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intervista: Jonas Carpignano
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, un dramma sulla mafia raccontato attraverso i ricordi di una diciottenne, il norvegese Ninjababy [+leggi anche:
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intervista: Yngvild Sve Flikke
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di Yngvild Sve Flikke dove le immagini “reali” coabitano con i disegni della protagonista del film, il francese Petite nature [+leggi anche:
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intervista: Samuel Theis
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di Samuel Theis che mette in scena il quotidiano di un bambino fuori dal comune, il huit-clos gastronomico del britannico Philip Barantini Boiling Point [+leggi anche:
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intervista: Philip Barantini
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, Lamb
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intervista: Valdimar Jóhannsson
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primo sorprendente film dell’islandese Valdimar Jóhannson, Miracle [+leggi anche:
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intervista: Bogdan George Apetri
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di Bogdan George Apetri, un dramma dalle tinte noir firmato da uno dei rappresentanti della “nuova scuola rumena” e Silent Land [+leggi anche:
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intervista: Aga Woszczyńska
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, primo film della giovane regista polacca Aga Woszczyńska. La cinematografia europea è anche ben rappresentata nella Competizione documentari grazie al danese From the Wild Sea [+leggi anche:
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intervista: Robin Petré
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, dialogo poetico fra uomo e animale della regista Robin Petré, a La panthère des neiges [+leggi anche:
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di Marie Amiguet e Vincent Munier, anche lui interessato al mondo animale in tutto il suo splendore, allo svedese Sabaya [+leggi anche:
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intervista: Hogir Hirori
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di Hogir Hirori la cui storia si ripete tragicamente ancora e ancora, al toccante Soy libre [+leggi anche:
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della regista francese Laure Portier che da voce a suo fratello e al suo bisogno di libertà, a The Real Charlie Chaplin di Peter Middleton e James Spinney, presentato in prima europea, al colorito All-In [+leggi anche:
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di Volkan Üce e President [+leggi anche:
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intervista: Camilla Nielsson
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di Camilla Nielsson fra gli altri.

Dulcis in fundo, la cinematografia svizzera brillerà quest’anno grazie a 22 film fra i quali le prime mondiali di Momentum [+leggi anche:
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dell’“enfant prodige” del cinema rossocrociato Edwin Charmillot, quella di Youth Topia [+leggi anche:
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intervista: Dennis Stormer, Marisa Meier
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di Dennis Stormer e di Love Will Come Later [+leggi anche:
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intervista: Julia Furer
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di Julia Furer, primi film di due giovani registi. Tutti e tre faranno parte della competizione Projecteurs. Attesi anche i due ritratti di personaggi importanti della scena culturale svizzera Adolf Muschg – der Andere [+leggi anche:
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 di Erich Schmid e Harald Naegeli-Der Sprayer von Zürich di Nathalie David, entrambi presentati nella sezione Special Screenings insieme al documentario collettivo Les nouvelles Eves [+leggi anche:
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di Camille Budin, Annie Gisler, Jela Hasler, Thaïs Odermatt, Wendy Pillonel e Anna Thommen, tutti in prima mondiale.

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