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VENEZIA 2021 Fuori concorso

Recensione: Les Choses humaines

di 

- VENEZIA 2021: Yvan Attal tratta un ambiguo caso di stupro con grande empatia e ne esamina tutti gli aspetti, senza trovare mostri

Recensione: Les Choses humaines
Ben Attal in Les Choses humaines

Come attestano cinema e letteratura, i casi di stupro possono fornire narrazioni avvincenti, se pur sconvolgenti, perseguendo non solo quella misura di verità che si spera porti alla giustizia legale, ma anche scoprendo quell'altra e "reale" verità, che a volte è l’unica. Ne Les Choses humaines [+leggi anche:
trailer
intervista: Yvan Attal
scheda film
]
, basato sul romanzo omonimo  del 2019 di Karine Tuil e proiettato fuori concorso alla 78°  Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il regista Yvan Attal affronta questa difficile sfida, producendo un pezzo di cinema francese classicamente solido e uniformando una raffinata recitazione ad una struttura narrativa intricata.

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Ci viene presentato per primo lo studente di Stanford 22enne Alexandre Farel (Ben Attal, il figlio del regista), che vola a Parigi nel fine settimana per partecipare a una riunione di classe. Ha anche in programma di vedere i suoi genitori recentemente separati, Jean (Pierre Arditi) e Claire (Charlotte Gainsbourg, moglie del regista e madre di Ben Attal), due illustri luminari della scena degli opinion leader nazionali - lui un opinionista televisivo di alto profilo in cerca della Légion d'Honneur, lei è una saggista autorevole e, a volte, controversa sui temi femministi. Claire, che si è trasferita con Adam (Mathieu Kassovitz), invita Alexandre a cena nella sua nuova casa, abitata anche dalla figlia diciassettenne di Adam, Mila (Suzanne Jouannet). Mentre Alexandre si prepara ad andare alla sua festa, qualcuno gli suggerisce di portare Mila con sé. Si passa al giorno successivo, quando Alexandre viene prelevato dalla polizia. Mila ha presentato una denuncia per stupro contro di lui. Sì, c’è stata intimità, di natura sessuale, ma con il suo consenso, dichiara lui all'interrogatorio. Nel frattempo, i suoi genitori apprendono la notizia con la giusta angoscia. Claire e Adam, la cui relazione sta andando istantaneamente in rovina, rispettivamente difendono e condannano Alexandre. “Non farebbe mai e poi mai una cosa del genere”, assicura Claire al suo partner. "Lo uccido", confessa Adam. Jean si mette al telefono con un avvocato di spicco per proporre un accordo, che viene categoricamente respinto dalla madre ebrea ortodossa di Mila (Audrey Dana). Visti da vicino, questi episodi espongono l'umanità di ciascuno nella sua forma più primitiva: quando si tratta di proteggere i nostri figli, diventiamo tigri feroci (quando c’è in gioco una Légion d'Honneur, però, le cose possono diventare più ciniche). Nel sistema giudiziario troviamo teste notevolmente più fredde, e a volte gelide.

Con il progredire degli eventi - divisi in due atti: “Lui" e "Lei" e quindi un meticoloso capitolo dedicato al processo - ritornano frammenti della notte dell'incidente, che fanno gradualmente luce sulla verità "assoluta" di ciò che è accaduto. Mentre sono esplorati in modo palpabile entrambi i territori del thriller e del melodramma, la sceneggiatura di Attal e Yaël Langmann si concentra sull'empatia, senza astenersi dallo schierarsi, lasciando da parte pochi aspetti. Mentre questa ambigua e infinita storia dell'orrore, che è destinata a cambiare tutti e tutto, si congeda dallo schermo, tutti i mostri da smascherare sono in realtà esseri umani che prendono decisioni che, al momento sbagliato, possono davvero finire per essere mostruose.

Les Choses humaines è prodotto dalle francesi Curiosa Films, Films Sous Influence, France 2 Cinéma e Gaumont, che cura anche le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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