email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2021 Concorso

Recensione: Freaks Out

di 

- VENEZIA 2021: Il secondo film di Gabriele Mainetti fonde il puro intrattenimento con la riflessione sulla diversità, ma il citazionismo è solo déjà vu

Recensione: Freaks Out
Claudio Santamaria, Pietro Castellitto e Giancarlo Martini in Freaks Out

Nella prima scena di Freaks Out [+leggi anche:
trailer
intervista: Gabriele Mainetti
scheda film
]
di Gabriele Mainetti, il direttore del Circo Mezza Piotta, Israel (Giorgio Tirabassi), presenta i suoi fenomeni: “Conoscerete creature straordinarie, capaci di imprese memorabili e stupefacenti. Niente è come sembra”. Una perfetta descrizione del cinema, con la quale il regista dichiara il suo intento: omaggiare la settima arte con un po’ di spettacolo. In corsa per il Leone d’Oro alla 78. Mostra di Venezia, il film che fa derivare il suo titolo dal classico del 1932 di Tod Browning sono 141 minuti che fondono il puro intrattenimento con la riflessione sulla diversità, con un netto sbilanciamento a favore del primo. Lo sfondo della seconda guerra mondiale offre l’occasione per fare esattamente quello che intendeva fare Quentin Tarantino con Inglourious Basterds [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
: menare le mani sui nazisti. Con una spruzzata di dialoghi ultrapop, un po’ di brutale violenza, una conclusione esplosiva e la possibilità di cambiare la Storia.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Siamo nei pressi della Roma occupata del 1943, l’Italia si è arresa agli Alleati e i tedeschi si avviano verso la sconfitta. Le star del Circo Mezza Piotta sono Fulvio (Claudio Santamaria), Cencio (Pietro Castellitto), Mario (Giancarlo Martini) e Matilde (Aurora Giovinazzo), tutti dotati di poteri speciali. Fulvio è un uomo-lupo con una forza straordinaria e un carattere scontroso, Cencio può controllare gli insetti (tranne le api), Mario attira i metalli come una calamita, la giovane Matilde emana elettricità e nonostante sia condannata a non poter abbracciare chi ama, si rivelerà la più utile del gruppo. Difficile non pensare al franchising X-Men o la serie The Umbrella Academy o qualsiasi titolo della recente invasione di supereroi, in particolare quelli che virano maggiormente alla commedia. Impossibile non pensarci per tutta la durata del film ma questo è un prodotto italiano e va visto nella sua specificità. Quando il circo viene colpito da una bomba tedesca, Israel propone ai quattro amici di partire per l’America e rifarsi una vita da “diversi” oltreoceano ma poi scompare con i soldi e i quattro lo cercano. Arrivati a Roma in pieno rastrellamento del ghetto ebreo, i quattro assistono ad altra violenza. Scoraggiati, decidono di unirsi al famoso Zircus Berlin nazista, tranne Matilda che, sempre in cerca di Israel, incontra un gruppo di bizzarri partigiani, tutti mutilati, capeggiati dal Gobbo (Max Mazzotta, un fumetto vivente). Sulle tracce dei quattro freaks c’è però il tedesco Franz (Franz Rogowski), la “Cassandra del Terzo Reich”, un folle nazista con sei dita per mano che quando inala l’etere (come si usava negli anni 40) ottiene visioni del futuro in cui vede già il processo di Norimberga. Per questo vuole offrire a Hitler una squadra di uomini con superpoteri per vincere la guerra.

Su Franz si concentrano la maggior parte dei giochi ucronici voluti dagli sceneggiatori del film, Nicola Guaglianone con lo stesso Mainetti. Sulla parete del suo studio sono attaccati schizzi dell'iphone, il controller della Playstation e lo spremiagrumi Alessi di Philippe Starck, e al piano il nazista suona Creep dei Radiohead e Sweet Child of Mine dei Guns N’ Roses come fossero Schumann. I tanti rimandi al cinema non risparmiano nemmeno Roma città aperta di Rossellini (nella celebre scena in cui Anna Magnani insegue il camion con i prigionieri) mentre l’interruttore farsa-tragedia viene premuto di continuo in una accumulazione ipertrofica di elementi visivi che Mainetti governa benissimo ma che possono mandare lo spettatore in overdose. Dopo la lunghissima attesa per la fase di post-produzione per gli effetti speciali (ottimi) i fan dell’esordio fragoroso del regista, Lo chiamavano Jeeg Robot [+leggi anche:
recensione
trailer
making of
intervista: Gabriele Mainetti
scheda film
]
, non rimarranno delusi. Mainetti si conferma un talento visionario, e lo attendiamo al prossimo episodio, magari più libero dai residui di un cinema postmoderno citazionista che è solo déjà vu.

Il film è una produzione Italia-Belgio di Goon Films, Lucky Red con Rai Cinema in coproduzione con Gapbusters in collaborazione con VOO e BeTv. La distribuzione internazionale è di Rai Com e True Colours.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy