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VENEZIA 2021 Giornate degli Autori

Recensione: Madeleine Collins

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- VENEZIA 2021: Virginie Efira brilla nel film hitchcockiano di Antoine Barraud con una sceneggiatura molto sofisticata e particolarmente subdola, ricca di disagio, sospetti e sorprese

Recensione: Madeleine Collins
Virginie Efira in Madeleine Collins

"Chi è? - Nessuno". In effetti, chi è esattamente la protagonista di Madeleine Collins [+leggi anche:
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di Antoine Barraud, film enigmatico che si tuffa nel cuore della dissimulazione e dell’identità, e che è stato presentato alle Giornate degli Autori della 78ma Mostra di Venezia? Sollevando abilmente e molto gradualmente il velo sulla doppia vita di una donna divisa tra due famiglie in due paesi, il cineasta francese (apprezzato a Locarno con Les Gouffres [+leggi anche:
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nel 2012 e a Berlino nel 2015 con Le Dos Rouge [+leggi anche:
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) infonde un clima di crescente inquietudine e mistero, al limite del thriller e del ritratto psicologico. Una nebbia che si infittisce man mano che si aggiungono strati alla trama, dove ogni indizio non fa che rafforzare la stranezza della situazione iniziale, invece di chiarirla, mettendo l'eroina a confronto con la propria esistenza fragile e duplice, la minaccia di rivelazioni di una verità sfuggente, un confronto estremo con se stessa.

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"È un anno e mezzo che viaggi per lavoro ogni settimana". In Francia, Judith Fauvet (Virginie Efira) vive in un ambiente alto borghese insieme al marito direttore d'orchestra Michel (Bruno Salomone) e ai loro due figli adolescenti. Ma la donna vive anche qualche giorno alla settimana in Svizzera con il molto più giovane Abdel Soriano (lo spagnolo Quim Gutiérrez) e con Ninon, una bambina piccola che piange ogni volta che Judith parte: "In altri paesi, sei ancora la mia mamma?". Perché Judith, che di mestiere fa la traduttrice per le istituzioni internazionali, non si limita a navigare tra due paesi, isolandosi per rispondere di nascosto alle chiamate provenienti da entrambe le sfere della sua esistenza e mentendo spudoratamente quando necessario. Fa anche brevi soggiorni in altri territori europei, e si inventa altri viaggi. A volte si fa chiamare Margot Soriano e si scopre che si è fatta fare dei documenti svizzeri falsi (con Nadav Lapid nel ruolo del falsario).

Tuttavia, "la bella donna che finge di non essere spaventata quando lo è" vede il suo edificio delle apparenze incrinarsi e minacciare di crollare e soffocarla a causa dei sospetti dei suoi parenti, dei progetti degli uni e degli altri o degli sfortunati incontri fortuiti che fanno collidere le sue due identità. Ma non è tutto perché Abdel ne ha abbastanza di "tutte queste storie" e si scopre che conosce bene Michel. Ma chi è Judith? Quali altri segreti nasconde? Cosa succede nella sua testa? E chi è la Madeleine Collins del titolo?

Aperto da una sequenza molto intrigante, il film si sviluppa su una sceneggiatura formidabile e ben controllata (scritta da Antoine Barraud ed Heléna Klotz) basata su una successione di rivelazioni inaspettate orchestrate in modo molto sottile, prima che la narrazione si sposti su una linea retta finale più "convenzionale" e melodrammatica. Tessuto con una tonalità hitchcockiana (vedi La donna che visse due volte), giocando su variazioni di tensione e qualche flashback, Madeleine Collins si delinea a poco a poco come un'affascinante esplorazione dei tormenti di una donna. Ma naturalmente c'era bisogno di una grandissima attrice come Virginie Efira per incarnare una personalità così travagliata, un'attrice che eccellesse nel trasmettere micro-emozioni attraverso un semplice fremito del viso o un bagliore oscuro in uno sguardo opaco, una donna che lasciasse intravedere grandissime e insondabili profondità sotto una perfetta maschera di bellezza.

Prodotto da Les Films du Bélier e coprodotto dagli svizzeri di Close Up Films e dai belgi di Frakas Productions, Madeleine Collins è venduto all’estero da Charades.

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(Tradotto dal francese)

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