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CANNES 2021 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: The Sea Ahead

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- CANNES 2021: Alla Quinzaine des Réalisateurs arriva l'attesissimo debutto cinematografico del vincitore della Palma d'Oro del cortometraggio Ely Dagher

Recensione: The Sea Ahead

Il debutto con un lungometraggio di un vincitore della Palma d'Oro per cortometraggi è sempre molto atteso. Nel 2015, il corto Waves '98 di Ely Dagher ha portato a casa il primo premio, e sei anni dopo, è tornato con un altro titolo a tema acquatico, The Sea Ahead [+leggi anche:
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scheda film
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, che ha attraccato alla sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes di quest'anno.

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Si sente il suono delle onde mentre la cinepresa inquadra Beirut dal mare. La vista dall'aereo ci mostra immediatamente una prospettiva unica del Libano, uno sguardo distanziato che mostra la capitale come grigia e senza vita. Per tutto il film, la cinepresa attraversa la città, offrendo una prospettiva dello skyline di Beirut che è più familiare a chi è abituato a vedere i grattacieli di New York. Questa prospettiva insolita di un luogo solitamente visto sullo schermo come vibrante e caotico imposta uno dei temi principali di The Sea Ahead, ovvero che Beirut è una città di fantasmi, devastata da anni di cattiva gestione. Dopo le riprese, la città è stata colpita da una grande esplosione (solo le bombe nucleari in Giappone durante la seconda guerra mondiale hanno avuto un impatto maggiore) in un magazzino sul porto, che ha abbattuto edifici e distrutto finestre in tutta la città. La conoscenza di questo disastro rende il modo in cui la seducente Jana (Manal Issa) vede la sua città natale ancora più inquietante e orribile. È l'ombra di un luogo, e lei è l'ombra di se stessa.

Jana torna a Beirut dopo aver passato due anni a Parigi, studiando all'università e facendo lavori saltuari. È un ritorno a sorpresa. I suoi genitori, Wissam (Rabih El Zaher) e Mona (Yara About Haidar), sono preoccupati che sia successo qualcosa alla loro figlia, ma la conoscono troppo bene per chiederglielo direttamente. Jana è malinconica, distante, annoiata. Non vuole impegnarsi in troppe conversazioni. Si lamenta che l'appartamento dei suoi genitori non ha più una fantastica vista sul mare. I genitori si chiedono se l'hanno in qualche modo delusa, e si vedono papà e mamma discutere del suo comportamento. Jana si imbatte nel suo ex fidanzato Adam (Roger Azar), che la collega al suo passato, un ricordo di se stessa. I due si riavvicinano, vanno in discoteca e finiscono a letto insieme, ma Adam comincia presto a sentirsi frustrato. Inventa una storia, cercando di spiegare perché Jana è come è, e naturalmente si tratta di se stesso, immaginando un doppelgänger francese che tratta Jana come ha fatto lui.

È una situazione frustrante per tutti. I personaggi chiedono continuamente "perché?" e "cosa è successo?". Queste domande fanno anche parte delle convenzioni dei film. È necessario dare una risposta perché il film funzioni nei limiti della sua trama, delle rivelazioni e degli archi narrativi? Un film non è bello se si rifiuta di prendere l'opzione facile o di offrire una parabola di genere al pubblico? Dagher nega queste semplici spiegazioni, portandoci in un viaggio cinematografico che riecheggia il lavoro di Michelangelo Antonioni e la sua visione della depressione. Dagher ammicca ad un finale che contiene una dose di violenza e rivela che il viaggio potrebbe riguardare la chiusura di alcuni capitoli, ma c'è abbastanza qui per suggerire che il viaggio di Jana sarà un viaggio che durerà tutta la vita, mentre cerca un posto da chiamare casa.

The Sea Ahead è una produzione di Andolfi, co-prodotto da Beachside, Abbout Productions, Wrong Men e Beaver and Beaver. Le sue vendite internazionali sono gestite da The Party Film Sales.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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