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CANNES 2021 Un Certain Regard

Recensione: Freda

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- CANNES 2021: Nonostante alcuni difetti, il debutto di Gessica Généus riesce a donare agli spettatori una visione autentica di quanto sia difficile essere giovani nell'Haiti di oggi

Recensione: Freda
Néhémie Bastien in Freda

Solo pochi giorni fa, il turbolento clima socio-politico di Haiti è stato ulteriormente scosso dall'assassinio del suo presidente, Jovenel Moïse, brutalmente ucciso da un commando nella sua residenza privata. Il lungometraggio d'esordio di Gessica Généus, intitolato Freda [+leggi anche:
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e selezionato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes di quest'anno, è un film politico, una chiamata alle armi contro l'oppressione patriarcale e un dramma familiare. Qui, gli spettatori familiarizzeranno con una società in cui è davvero difficile essere giovani e non c'è un raggio di speranza all'orizzonte.

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La storia, scritta dalla stessa regista, ruota attorno a una ragazza di nome Freda (interpretata con grande grazia da Néhémie Bastien), che vive con una madre devota, Jeanette (Fabiola Rémy), e una sorella spensierata, Esther (Djanaïna François) da qualche parte a Port-au-Prince. Riescono a sbarcare il lunario grazie al loro minuscolo negozio ambulante che vende snack e bevande, affrontando ogni giorno i crescenti livelli di violenza del paese, una forte recessione economica e un costante stato di agitazione. Ognuna di loro si chiede se è opportuno restare o lasciare Haiti.

Freda è la più determinata dei tre personaggi, e intende restare e combattere per cambiare le cose in meglio, mentre il suo ragazzo, Yeshua (Jean Jean), vive nella molto più sicura Santo Domingo; Ester sembra credere alle promesse di un giovane ricco senatore, mentre la madre, Jeanette, trova rifugio nella preghiera e nelle letture sacre. Presto diventerà chiaro che la donna è l'ennesima vittima della società patriarcale in cui è cresciuta, che perpetua il suo ruolo di donna sottomessa e cerca di convincere anche le sue figlie ad accettarlo. Ci sono anche altri sottotemi affrontati da Généus, tra cui l’essere neri o bianchi, i fallimenti del sistema educativo e la condizione di madre single, in particolare attraverso la trama secondaria di Geraldine (interpretata vivacemente da Gaëlle Bien-Aimé). Sebbene l'inclusione di tutti questi temi in un singolo lungometraggio possa essere eccessivamente ambiziosa, ciò non impedisce ai personaggi delle tre donne di emergere e rappresentare le proprie lotte.

Durante il film, la regista aggiunge occasionalmente alcuni filmati d'archivio reali che mostrano proteste e disordini pubblici che si svolgono nelle strade della capitale. Tuttavia, questa giustapposizione non è particolarmente efficace, poiché le sequenze di fiction già bastano per percepire che il paese sta crollando. Modi più eleganti e sottili di mostrare ciò che sta accadendo sullo sfondo avrebbero potuto affinare il potenziale estetico di questo lavoro, che alla fine si basa su un approccio in stile documentaristico “qui e ora” basato su molte riprese camera a spalla, dialoghi intimi e una preferenza per la rappresentazione di luoghi autentici, polvere e sporco inclusi, praticamente senza alcun effetto di produzione.

Tutto sommato, Freda è un pezzo interessante (e molto attuale), ma in parte viziato dalla sua eccessiva ambizione e dalla sua "estetica" grezza, la cui efficacia sullo schermo è variabile. In qualche modo, il finale chiude l'arco narrativo ma lascia una chiara sensazione di disperazione, quella di una battaglia che non potrà mai essere vinta e di un paese intrappolato in una spirale discendente. È una scelta buona e onesta che sfida la banalità.

Freda è prodotto da Sanosi Productions (Francia), Ayizan Production (Haiti) e Merveilles Productions (Benin). La società di base a Parigi Nour Films si occupa della sua distribuzione francese.

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(Tradotto dall'inglese)

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