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CANNES 2021 Cannes Première

Recensione: Quel giorno tu sarai

di 

- CANNES 2021: Kornél Mundruczó e la sua sceneggiatrice Kata Wéber firmano un'opera fenomenale e scioccante, nella sostanza e nella forma, sull'impatto dell'Olocausto attraverso le generazioni

Recensione: Quel giorno tu sarai

"Vado a vedere", dice un soldato dell'Armata Rossa ad un altro quasi al termine di una sequenza straordinaria, febbrile, soffocante, pietrificante ed estrema, che apre Quel giorno tu sarai [+leggi anche:
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, il nuovo colpo di genio dell'ungherese Kornél Mundruczó (che condivide i titoli di testa con la sceneggiatrice Kata Wéber), presentato nel programma Cannes Première del 74° Festival di Cannes.E quando verso la fine del film sentiamo dire "stai cercando di politicizzare il problema per sottrarti alle tue responsabilità. Non vedi più niente o non vuoi vedere niente?", è facilmente immaginabile che tra questi due momenti sono stati trasmessi messaggi e segnali molto importanti. Il cuore nero del film, l'Olocausto, lo è ovviamente, ma il modo in cui il regista affronta questo tema particolarmente difficile e delicato è altrettanto fuori dal comune, artisticamente eccezionale e folgorante.

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In tre parti stilisticamente del tutto diverse, Quel giorno tu sarai esamina l'impatto del genocidio ebraico su tre generazioni della stessa famiglia. Non ci sono praticamente parole per descrivere il passato, dal momento che il film mostra tre uomini che puliscono febbrilmente, con abbondanti dosi d'acqua, di prodotti spruzzati ovunque e di frenetiche spazzolature, una stanza vuota di cemento che gradualmente si rivela essere una doccia i cui interstizi e condotti di drenaggio nascondono manciate di capelli, fino al momento in cui risuonano le urla di quello che sembra un bambino, come se uscisse dall'abisso. Questa piccola bambina, letteralmente estratta dalle viscere della morte in una sequenza di nascita terrificante e commovente, si chiama Éva. La ritroviamo nonna (Lili Monori) nel capitolo successivo, che si sviluppa attorno a un dispositivo totalmente diverso basato sulla parola. L'anziana donna è infatti impegnata in una lunga e vivacissima discussione con la figlia (Annamária Láng) intorno alla questione se dichiararsi o meno ebrea agli occhi dei tedeschi, e perché. Un acceso dibattito tra due donne che si amano, ma di cui la maggiore, nata ad Auschwitz, ha conservato la mentalità e il ricordo (di storie terribili) di una sopravvissuta, mentre Lena vorrebbe semplicemente essere viva. Ed è quest'ultima che ritroviamo qualche anno dopo come madre di Jónás (Goya Rego), un adolescente attratto (ed è reciproco) dalla compagna di scuola Yasmin (Padmé Hamdemir), e i due futuri amanti hanno altre idee in mente che lasciare che simboli e conflitti del passato e del presente intralcino i loro desideri.

Trasmissione del trauma, desiderio e possibilità di liberarsene, dovere della memoria e desiderio di lasciar andare un fardello pesante, silenzio e incontinenza verbale, alluvione e fiamme: Quel giorno tu sarai tira molti fili di dolorose e complesse riflessioni ed esplora con rara intensità un soggetto travolgente. Messo in scena con sorprendente virtuosismo e creatività immersiva (Yorick Le Saux alla direzione della fotografia), il film pone a volte l'asticella molto in alto in termini di durezza, irruenza e radicalismo, ma è così che riesce ad aprire una personalissima finestra su nuovi orizzonti per un soggetto mostruosamente universale.

Prodotto da Match Factory Produtions e Proton Cinema, Quel giorno tu sarai è venduto nel mondo da The Match Factory.

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(Tradotto dal francese)

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