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CANNES 2021 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: Clara Sola

di 

- CANNES 2021: Nathalie Álvarez Mesén offre un candido racconto di formazione con forti accenti di realismo magico sotto una brillante luce nordica

Recensione: Clara Sola
Wendy Chinchilla in Clara Sola

La presenza della Svezia nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes ha avuto una portata internazionale ultimamente, per esempio nel 2019 con And Then We Danced [+leggi anche:
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, ambientato in Georgia, e il film di quest’anno, Clara Sola [+leggi anche:
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, ambientato in Costa Rica. Questa prospettiva cinematografica globale si ritrova anche in titoli del passato, come The Flute and the Arrow (1957, girato in India), Kongi’s Harvest (1970, Nigeria) e The Grass Is Singing (1980, Zimbabwe), tutti con la Svezia a bordo come produttore principale. I risultati sono stati vari ma spesso interessanti, e a volte anche sorprendenti nella loro esecuzione.

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Più degli altri, Clara Sola mostra un'ispirazione proveniente da entrambi i mondi. Con il suo primo lungometraggio, dopo svariati cortometraggi di successo, la regista con base a Stoccolma, Nathalie Álvarez Mesén si avventura in profondità nei regni del suo altro paese d'origine. In un piccolo villaggio di montagna del Costa Rica, incontriamo Clara, una personalità un po’ distaccata, sicuramente più a suo agio tra le piante e gli animali che tra le persone. È un aspetto che rispecchia la sua reputazione da “persona elevata”, visto che viene chiamata guaritrice dalle persone che hanno bisogno di cure e rimedi nel suo quartiere. Servizi religiosi pieni di sfarzo cattolico vengono eseguiti regolarmente, con Clara al centro di essi.

È anche il suo unico compito, imposto , in questo ambiente prevalentemente femminile, guidato dalla madre matriarcale di Clara, Doña Fresia. “Dio me l’ha data così, e così rimane”, parla fermamente a un dottore che osserva preoccupato la spina dorsale di Clara, affetta da scoliosi, la quale sta peggiorando causando problemi ai polmoni, cosa che potrebbe essere risolta con un’ operazione abbastanza semplice. Parte della situazione di Clara si può definire di tipo autistico, ma questa è un’altra questione non risolta, ben in linea con la sua inviolabile figura di santa.

Dall’altra parte dello spettro, figurativamente e letteralmente parlando, troviamo Maria, la vivace nipote adolescente di Clara, la quale si sta preparando assiduamente all'età adulta e tutte le sue gioie. È un treno che Clara ha perso, arrivando a quarant'anni con la sua “purezza” intatta. Quando un giovane bracciante, Santiago, si presenta a lavoro, le acque si rompono e il disagio aumenta. Stanca e affamata, Clara è pronta per un imminente raggiungimento della maggiore età. Wendy Chinchilla, ballerina professionista di giorno, le dà una qualità carnivora, animalesca - non proprio da santa.

Mentre una forte dose di realismo magico sembra appropriato in questo scenario, un candido raggio di luce nordica fa sentire la sua presenza in Clara Sola, illuminando ciò che succede e mettendo in evidenza i movimenti della natura (e la natura del Costa Rica deve essere una delle più belle del mondo), la quale, attraverso l'obiettivo di Sophie Winqvist e la scrittura intuitiva di Álvarez Mesén e Maria Camila Arias, diventa la protagonista principale e una compagna perfetta per Clara.

Clara Sola è stato prodotto dalla compagnia svedese HOBAB in coproduzione con Laïdak Films (Germania), Need Productions (Belgio), Pacifica Grey (Costa Rica) e Resolve Media (Stati Uniti). Le vendite sono gestite da Luxbox.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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