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ANNECY 2021

Recensione: My Sunny Maad

di 

- Michaela Pavlátová trova un angolo narrativo molto originale per trattare in modo sottile il tema della condizione delle donne in Afghanistan in un'opera d'animazione accessibile al grande pubblico

Recensione: My Sunny Maad

"Mi avevano avvertito tutti: non sai in cosa ti stai cacciando". Seguendo le orme di una giovane studentessa ceca che sposa un afghano e si trasferisce a vivere con la sua famiglia a Kabul, Michaela Pavlátová mette il suo riconosciuto talento come regista di animazione (i suoi cortometraggi le sono valsi una nomination all'Oscar nel 1993, un Orso d'Oro a Berlino nel 1995, un Cristal ad Annecy nel 2012) al servizio di una storia toccante, istruttiva e accessibile a tutti i pubblici, riuscendo ad evitare il rischio di iper drammatizzazione e di giudizio "all’occidentale" che tale argomento potrebbe generare. Insidie ​​abilmente aggirate dalla regista con My Sunny Maad [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, svelato nella competizione L'Officielle del Festival del cinema d’animazione di Annecy, grazie a un approccio molto umano e a un trattamento narrativo e visivo estremamente semplice (che non esclude affatto una buona padronanza di tutte queste componenti).

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"Ero Helena, sono diventata Herra". Colpo di fulmine sui banchi della facoltà di economia di Praga, partenza per Kabul due mesi dopo e matrimonio dopo tre giorni. Ecco la nostra protagonista ceca, graziosa bionda dagli occhi azzurri, inserita nella famiglia di suo marito Nazir e che condivide il quotidiano con altre otto persone: il saggio e simpatico nonno, la suocera, la cognata Freshta, suo marito Kaiz (che vende polli al mercato) e i loro quattro figli (l’adolescente Roshangol, i maschi Rustam e Kamaal, il piccolo Junus). Siamo nella primavera del 2011, la radio riporta gli errori dei leader della coalizione internazionale e Bin Laden sta per essere eliminato. Ma la vita di Herra ruota soprattutto attorno alla scoperta progressiva del posto (molto codificato e rigido) della donna nella società afghana, e anche agli occhi di Nazir, comunque molto più tollerante (apparentemente) sulla questione rispetto alla maggior parte dei suoi connazionali. Ma la singolare posizione coniugale della giovane europea le permette anche di portare sulle tradizioni afghane uno sguardo più morbido rispetto agli operatori umanitari occidentali con cui si appresta a lavorare.

Questa posizione di mezzo, questa percezione dall’interno di una straniera "adottata" (ma non nativa) è ciò che conferisce a My Sunny Maad tutta la sua originalità, rafforzata dall’arrivo in famiglia di un altro "outsider": Muhammad (il Maad del titolo del film), un bambino trovato in strada, calvo e con i muscoli atrofizzati, che Herra (che non riesce a rimanere incinta) e Nazir prenderanno sotto la loro ala. Un personaggio selvaggio e commovente (i cui segreti saranno svelati un poco per volta) che assume il ruolo di secondo osservatore, anche lui al confine tra integrazione e rigetto sociale poiché sfugge di natura alla norma. Al tempo stesso specchi e attori del mondo che li circonda, Herra e Maad tenteranno di far sentire la loro voce quando si tratterà di far sposare contro la sua volontà Roshangol (non appena avuto il suo primo ciclo). Un evento che trascina con sé tutta una serie di altri eventi in cui la società si intrometterà brutalmente nel microcosmo familiare.

Adattato da Ivan Arsenjev (con la collaborazione di Yaël Giovanna Lévy) dal romanzo Frišta di Petra Procházková, My Sunny Maad si avvale del talento dei compositori Evgueni e Sacha Galperine, e dell’arte di Michaela Pavlátová nel disseminare il racconto di frammenti onirici molto creativi (ma mai pretenziosi). Il risultato è un grazioso film d’animazione, semplice e limpido, dal disegno originale ma modesto, in grado di aprire l’argomento al pubblico più vasto possibile.

Prodotto dai cechi di Negativ Film Productions, i francesi di Sacrebleu Productions e gli slovacchi di BFILM, con il sostegno di Eurimages e dell’Aiuto ai cinema del mondo del CNCMy Sunny Maad è venduto all’estero da Totem Films.

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(Tradotto dal francese)

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