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MALAGA 2021

Recensione: Sedimentos

di 

- Adrián Silvestre accompagna sei transessuali in un viaggio nella Spagna rurale, dove la convivenza fra loro rivela personalità, desideri e conflitti diversi

Recensione: Sedimentos

Nel 1983, Antonio Giménez-Rico, regista solitamente commerciale, sorprende con un documentario che si discosta completamente dalla sua precedente linea editoriale: si intitola Vestida de azul e riunisce sei transessuali al Palazzo di Cristallo del Retiro di Madrid, dove parlano delle loro vite, alcune terribili e sordide, perché a quei tempi in Spagna molte di loro dovevano dedicarsi alla prostituzione per sopravvivere. Quel film ha aperto una finestra su un universo sconosciuto che ancora non aveva né una terminologia corretta, perché anche nei media venivano confusi con drag queen e travestiti. Quasi quarant'anni dopo, anche il valenciano Adrián Silvestre ha riunito sei donne transessuali nel suo secondo lungometraggio, Sedimentos [+leggi anche:
trailer
intervista: Adrián Silvestre
scheda film
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, ma, fortunatamente, la società è progredita verso una maggiore accettazione da parte della collettività, anche se c'è ancora molta strada da fare fino alla normalizzazione assoluta (basti pensare che la legge trans non è stata ancora approvata in Spagna). Il film è presentato in anteprima mondiale nella sezione ufficiale Documentari della 24ma edizione del Festival di Malaga. Alcuni giorni dopo sarà visto al 23° Festival del documentario di Salonicco (concorso Newcomers) e a Fire!! Festival internazionale del film gay e lesbico di Barcellona (di entrambi riparleremo su Cineuropa).

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Perciò, poiché viviamo in altri tempi, il tono di Sedimentos è ben diverso da quello a tratti cupo di Vestida de azul, sebbene in entrambi i casi si possano utilizzare i concetti di veridicità e necessità per accompagnare questa recensione. Silvestre si è mescolato alle sue ragazze, facendole spogliare fisicamente ed emotivamente davanti a una telecamera che non le disturba mai, non le invade e si confonde come un altro membro di quella carovana di donne che si reca in un paese di León dove una di loro è cresciuta. Il livello di intimità diventa tale che lo spettatore riesce a sentirsi un’amica in più del gruppo.

Yolanda Terol, Lena Brasas, Tina Recio, Saya Solana, Cristina Millán e Alicia Benito troveranno un luogo accogliente, dove vengono accolte normalmente e faranno delle escursioni (quella che fanno in una cava spiega il titolo del documentario) mentre snocciolano – in diverse scene di dialogo – ciò che le preoccupa, che hanno vissuto o sperano per il futuro. Con freschezza, tocchi di umorismo e senza vittimismo, Sedimentos ritrae la vita quotidiana di sei persone (i loro caratteri a volte si scontrano anche duramente) che cercano solo di essere se stesse, senza vincoli, senza cliché.

In tal modo, questo film diventa un magnifico veicolo per approfondire la realtà di persone che hanno coraggiosamente remato contro corrente per vivere come volevano, lottando contro schemi e pregiudizi sociali: appartengono a tre generazioni diverse, a classi sociali differenti e con un passato non sempre facile, ma sono accomunate da un senso di cameratismo capace di aleggiare su qualsiasi conflitto sorto in quei giorni di convivenza. Qualcosa che Silvestre – con affetto, rispetto e naturalezza – mostra in Sedimentos: senza dubbio uno dei film no fiction più interessanti di questa stagione.

Sedimentos è una produzione di Adrián Silvestre Films e Testamento. Delle sue vendite si occupa la statunitense The Film Collaborative.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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