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Recensione: The Gig Is Up

di 

- La regista canadese Shannon Walsh propone un documentario investigativo che apre gli occhi sulla gig economy

Recensione: The Gig Is Up

Sono sempre più i documentari che analizzano cosa c’è alla base della vita comoda che conduciamo e ci informano sul costo umano di questa. Il film The Gig Is Up [+leggi anche:
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della regista canadese Shannon Walsh, presentato in anteprima al festival Hot Docs, in Nord America, è uno dei migliori tra questi.

Il documentario ci mostra il mondo della gig economy: Uber, Deliveroo, Bolt, Wolt, Lyft e un gruppo sempre crescente di applicazioni che forniscono servizi ai clienti tramite i cosiddetti “lavoratori freelance”. Sebbene l’idea di non lavorare in ufficio, scegliendo tu stesso gli orari, potesse sembrare attraente una decina di anni fa, quando queste aziende hanno iniziato ad apparire, il loro modello imprenditoriale ha ridotto i lavoratori in schiavi, che devono sempre essere cortesi e gentili con i clienti, mentre stanno facendo un lavoro fisicamente e mentalmente estenuante, per pochi soldi.

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Poi, c’è il livello successivo. Da consumatori, abbiamo visto autisti e addetti alle consegne, e ci siamo resi conto che una persona anziana che ti porta il pollo kung pao, probabilmente non si sta divertendo nel farlo. Ma esiste un intero mondo di “lavoratori fantasma”: come ci spiega Mary L. Grey, una ricercatrice di Microsoft e co-autrice del libro Ghost Work, noi crediamo che qualsiasi cosa proveniente da internet sia automatizzata, e che i computer e l’IA stiano semplicemente compiendo la loro magia. Ma ci sono molte cose che i computer non possono fare. È per questo che le compagnie utilizzano il servizio Amazon Mechanical Turk (o MTurk, che prende il nome dal Turco meccanico, una macchina da scacchi del 18mo secolo, segretamente controllata da un umano) per coordinarsi con persone provenienti da tutto il mondo, pagate (molto poco) per taggare immagini, istruire IA, fare sondaggi, trascrivere audio o condurre qualsiasi altro tipo di azione.

Oltre alla Grey e ad altri esperti, come Derek Thompson, scrittore di The Atlantic, o l’imprenditore tecnologico Prayag Narula, che spesso ha fornito delle visioni illuminanti sul meccanismo della gig economy, Walsh ci illustra questi lavoratori invisibili e i loro ciclisti e autisti corrispondenti. A Parigi, la ciclista di Deliveroo, Leila, si sta battendo, insieme ad un’associazione di gig workers, per i diritti del suo amico Mourad, che ha subito un incidente mentre stava consegnando un pasto ed ora si trova in ospedale, lottando per la sua vita. A San Francisco, Al Aoudi, autista di Uber e Lyft, si sta organizzando con altri – tra cui Annette, che ha lasciato il suo lavoro per diventare un’autista di Uber e ora si pente amaramente di averlo fatto – per costringere il governo ad adottare il California Assembly Bill 5, grazie al quale saranno classificati come impiegati, ottenendo benefici e un’assicurazione sanitaria.

Molte altre persone, provenienti da tutto il mondo, portano le loro testimonianze, in alcuni estratti presentati come se fossero storie di Instagram o di Facebook. Questa è schiavitù moderna, e Thompson spiega che è un modello imprenditoriale basato su ampi finanziamenti da parte dei governi, affinché queste compagnie possano fornire i loro servizi ai clienti a un costo più basso del loro vero valore. “Una sovvenzione semi-permanente delle nostre vite, che non può durare a lungo”, aggiunge.

Walsh è riuscita a far entrare una vasta quantità di informazioni in 88 minuti di durata, e il modo in cui racconta le storie, non solo definisce chiaramente il meccanismo di questa pseudo-economia, ma connette anche emotivamente lo spettatore alle vere storie dei gig workers. Dopo aver visto questo film, probabilmente ci penserai due volte prima di dare una bassa votazione a un fattorino solo perché sei un brontolone, o perché una bevanda si è rovesciata da un bicchiere di carta, non adatto ad essere trasportato in un borsone sulla schiena di un ciclista. Ma sarai disposto a privarti della comodità sulla quale la tua vita quotidiana è organizzata?

The Gig is Up è una coproduzione della società canadese Intuitive Pictures e della Point-du-Jour francese. Dogwoof detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese da Chiara Morettini)

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