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BERLINALE 2021 Forum

Recensione: La veduta luminosa

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- BERLINALE 2021: Fabrizio Ferraro parte dal filosofo e poeta del romanticismo tedesco Friedrich Hölderlin, per una riflessione sui limiti della rappresentazione cinematografica

Recensione: La veduta luminosa
Alessandro Carlini in La veduta luminosa

I film del regista-sceneggiatore-produttore romano Fabrizio Ferraro (studi di cinema e filosofia del linguaggio) sono perennemente sul filo di una sperimentazione che aspira alla coerenza di una testimonianza, e che guarda a Straub & Huillet e Rossellini. E’ un cinema remoto, irriducibile e intransigente. Il suo ultimo La veduta luminosa [+leggi anche:
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, selezionato nella sezione Forum della Berlinale 2021, prende come idea di partenza la figura complessa di uno dei maggiori esponenti del romanticismo tedesco, Friedrich Hölderlin, per descrivere l’incapacità di un regista di portare a termine un progetto cinematografico sul grande poeta e filosofo. Un personaggio che appartiene al gruppo degli “unwanted” dei film precedenti. Accompagnato nei pressi di Tubinga, la città di Hölderlin, da Catarina (l’attrice portoghese Catarina Wallenstein), assistente di un produttore (Freddy Paul Grunert) che vediamo soltanto in una breve premessa che si rivela poi un epilogo anticipato), il regista Emmer (Alessandro Carlini) si perde nella natura sacra della Foresta Nera. In fuga da dal cinema.

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Fabrizio Ferraro ha raccontato nel 2009 il lavoro in fabbrica della filosofa francese Simone Weil con Je Suis Simone (La Condition Ouvriere); poi in Quattro notti di uno straniero (2013) si ispira alle “Notti bianche" di Dostoevskij; più recentemente, con Gli indesiderati d’Europa [+leggi anche:
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, il regista mette in scena la fuga in montagna del grande pensatore tedesco Walter Benjamin dalla Francia occupata dai nazisti. La veduta luminosa è l’esperienza filosofica che coniuga il discorso sulla natura deturpata, già affrontato con Ethos nel 2011, e una riflessione sui limiti della rappresentazione cinematografica (nel 2006 Ferraro ha pubblicato un "Breviario di estetica audiovisiva amatoriale-Natura, immagine, etica”). Mr Emmer (omaggio al grande documentarista d’arte Luciano Emmer), esterna pensieri e citazioni letterarie in un flusso sconnesso che richiama la malattia mentale dello stesso Hölderlin. Lo osserviamo infatti nelle prime immagini del film farneticare in un letto d’ospedale, come Hölderlin nella famosa “torre” dei suoi ultimi anni. Lunghe sequenze girate con una luce sospesa, per la quale è stata costruita una macchina ottica “che rimettesse in circolo il movimento dei fotoni, privandoli del rimbalzo lineare verso la macchina da presa” (nota del regista). Sequenze divise in capitoli titolati con citazioni dal poeta dell’”Iperione”: una visita al bioparco di Roma, il viaggio in autostrada e poi il bosco, che vedono Mr Emmer questionare con la giovane Catarina, (s)ragionare e interrogarsi sulla frattura prodottasi nel corso della storia fra l'uomo e la natura, fra l'umano e il divino. E non solo. Menzioni di Truffaut, rimandi a Laforgue e all’ultima poesia di Hölderlin, “La veduta” (Die Aussicht, 1748), firmata con il nome di Scardanelli ed recentemente musicata dalla compositrice finlandese Kaija Saariaho; una lunga ed essenziale citazione del filosofo “benjaminiano” Giorgio Agamben sulla natura animale in relazione col mondo.

In una lettera al coproduttore spagnolo Lluis Miñarro (Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti [+leggi anche:
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di Apichatpong Weerasethakul, Palma d’Oro a Cannes nel 2010, e diversi film di Manoel De Oliveira, Naomi Kawase e Lisandro Alonso) Ferraro descrive il film come un semplicissimo incontro (d’amore) tra chi ha fallito perché soverchiato dall’impossibilità di controllare le immagini con la parola – il signor Emmer – e chi cerca di far emergere un dato nella magia del visibile, con un lavoro di organizzazione, costruzione – la giovane Catarina”.

Il film è prodotto da Passepartout con Rai Cinema in associazione con Eddie Saeta e distribuito in Italia da Boudu. In attesa della riapertura delle sale, sarà possibile vederlo sabato 6 marzo in onda su Rai Tre - Fuori orario Cose (mai) viste.

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