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BERLINALE 2021 Forum

Recensione: Anamnesis

di 

- BERLINALE 2021: Il documentario di Chris Wright e Stefan Kolbe scava in profondità nella vita di una gelida assassina

Recensione: Anamnesis

Anamnesis [+leggi anche:
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, di Chris Wright e Stefan Kolbe – uno dei titoli partecipanti nella sezione Forum della Berlinale di quest’anno – è un'esplorazione intensa e incredibilmente sconcertante della vita di un freddo assassino di donne, Stefan S., nome falso visto che desidera rimanere anonimo. Il titolo allude ai due processi principali alla base del lavoro di Kolbe e Wright, ovvero un tentativo di ricordare gli eventi che hanno portato all'omicidio della giovane collega di Stefan, Maria M. (un altro nome falso), e uno per ricostruire tutta la sua storia psichiatrica. La realizzazione di questo documentario coraggioso ha avuto inizio qualche anno fa, quando i due registi hanno incontrato l'assassino nel reparto di terapia della prigione di Brandeburgo. Inizialmente si è presentato come un uomo ordinario, educato e timido. È interessante notare che il criminale ha partecipato a una delle riabilitazioni più progressiste d'Europa per criminali violenti e molestatori sessuali, chiamato “Mascolinità e Identità.”

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La coppia di cineasti inizia con l’esplorare nel dettaglio il passato di quest'uomo, il quale è cresciuto in una famiglia problematica da qualche parte nella Germania orientale ed è stato colpito da diverse condizioni mediche fin dall’infanzia. Durante il corso del documentario, il protagonista è una presenza fugace, mai visibile per intero, di circa quarantacinque/cinquantacinque anni. Infatti, i registi hanno trovato due soluzioni per presentare visivamente il suo passato e la sua confessione: una è un semplice ma ben equilibrato commento fuori campo mostrando immagini dei luoghi reali – o presunti reali – dove gli eventi hanno avuto luogo (una fabbrica chimica, una scuola abbandonata, una tranquilla zona residenziale, e altri); l’altra vede la parte di Stefan S. interpretata da una bambola piuttosto inquietante, controllata in uno spazio teatrale da due burattinaie, Nadia Ihjeij e Josephine Hock.

Questa non è una scelta casuale, visto che le bambole vengono usate molto nelle terapie per fare in modo che i pazienti possano prendere le distanze dalle loro esperienze passate e acquisire una nuova consapevolezza delle loro azioni. In Anamnesis, comunque, questa soluzione sembra alimentare l’immaginazione degli spettatori più che creare distaccamento, e alcune sequenze sono molto inquietanti – una di queste, per esempio, vede il burattino/assassino prendersi cura ossessivamente dei suoi tanti topi in gabbia. Questi, come altri momenti, sono accompagnati dalle angoscianti note di Johannes Winde, le quali sono molto evocative nell'evidenziare lo stato d'animo turbato del criminale. In seguito, mentre il suo rilascio si avvicina e gli anni passano, il focus si sposta sul rapporto che i due registi sviluppano con l'assassino al di fuori della prigione.

La sequenza finale fa sorgere ancora più domande. Quanto può essere efficace questo tipo di trattamento? Gli psichiatri possono davvero sapere cosa stava succedendo nella testa di Stefan S.? Cosa ha spinto quest'uomo ordinario che sognava di comprare una casa e condurre una semplice vita familiare a perdere gradualmente il contatto con la realtà? E, soprattutto, perché è caduto nella follia e ha ucciso Maria M.? Qui, Kolbe e Wright non prendono una posizione solida e anche uno degli esperti si dimostra incapace di dare una risposta. Così, Kolbe e Wright ci portano in un viaggio maieutico di centoundici minuti per scoprire l'imperscrutabilità del male morale. E questo è più che sufficiente per realizzare un grande documentario.

Anamnesis è stato prodotto da Ma.ja.de Filmproduktion in co-produzione con ZDF/3sat. La compagnia tedesca Deckert Distribution ne gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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