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BERLINALE 2021 Concorso

Recensione: I'm Your Man

di 

- BERLINALE 2021: Nel film delizioso ma sorprendentemente complesso di Maria Schrader, la combinazione perfetta esiste

Recensione: I'm Your Man
Dan Stevens e Maren Eggert in I'm Your Man

Con un titolo che sembra preso dalla canzone di Leonard Cohen, il formidabile I’m Your Man [+leggi anche:
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di Maria Schrader, proiettato in concorso alla Berlinale, si spinge oltre e promette anche di "fare tutto ciò che mi chiedi": a realizzare ogni desiderio ci penserà Dan Stevens. Per un periodo di tre settimane, Alma (Maren Eggert), una composta ricercatrice al Pergamon Museum di Berlino, potrà testarlo. Detta così suona indecente, ma la questione è questa: Tom è un robot umanoide, progettato per soddisfare ogni sua esigenza.

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O almeno così dovrebbe: programmato per conoscere i desideri del 93% delle donne tedesche, Tom ha tuttavia bisogno di aggiustare il suo algoritmo, e in fretta. Francamente, non funziona come dovrebbe: paragona gli occhi di Alma a un lago, le prepara un bagno con petali di rosa, champagne e fragole. È divertente vedere quanto vuoti appaiano questi gesti "romantici", quando sai che è ciò che tutti vogliono. Alma potrà avere difficoltà a esprimere i suoi veri desideri, specialmente a se stessa, ma sa bene cosa non vuole: niente colazioni sofisticate o libri ordinati a seconda dei colori sui suoi scaffali. Non stupisce quindi che Tom finisca per pulire le finestre per pura frustrazione, dal momento che è una delle poche cose che gli è concesso di fare dentro casa.

Ma Tom può davvero provare frustrazione o qualcos'altro? Il loro primo incontro, in uno strano posto che assomiglia al Blue Oyster di Scuola di polizia in pieno proibizionismo, è disturbato da guasti tecnici, nonostante siano "rari in questo modello", secondo quanto dicono ad Alma. Ma quando Tom è a casa, è facile dimenticarsi che si tratta di un esperimento con una scadenza. Di certo non sembra un robot, ma piuttosto un rubacuori uscito da Downton Abbey [+leggi anche:
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e, a parte la sua rigidità generale, non si comporta nemmeno come tale (tranne forse quando cerca di guardarti in modo intenso dritto negli occhi o quando mostra una capacità sovrumana nello stabilire in anticipo se qualcosa entrerà o meno dentro la macchina). Oltre a ciò, è un completo incompetente, incapace di comprendere le esigenze di un single esperta incaricata di provarlo e, per di più, di cogliere l’interesse delle compilation "epic fail" su Internet. Ma ci prova e ci riprova, perché ha una missione da compiere: se ci riesce, Alma potrebbe attestare che robot simili potrebbero presto diventare una parte accettata e legalmente riconosciuta della società.

Il film stimola la riflessione, ma è talmente divertente che quasi ce ne dimentichiamo. Ma se si può progettare un compagno perfetto e impeccabile per offrire al cliente un tipo di esperienza personalizzata insuperabile, perché è così importante imparare a tollerare o, nella migliore delle ipotesi, ignorare i difetti dell'altro? Ha importanza chi o cosa ti rende felice, fintanto che lo fa? Alma conosce la perdita, ma la storia è piuttosto ottimistica (soprattutto quando si tratta di robot). Tuttavia, è difficile non provare un senso di malinconia, e Schrader, insieme ai suoi due fantastici attori, rende tutto deliziosamente ambiguo. Se il senso della vita, come Tom recita durante il loro disastroso primo appuntamento, è "rendere il mondo un posto migliore", forse un partner come questo potrebbe migliorare significativamente la vita delle persone sole. L'importante è dimenticare che tutto è basato sulle loro reazioni e sulle scansioni cerebrali... e capire come perfezionare le tecniche di seduzione.

I'm Your Man è prodotto dalla tedesca Letterbox Filmproduktion. Le vendite internazionali sono guidate da Beta Cinema.

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(Tradotto dall'inglese)

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