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GÖTEBORG 2021

Recensione: Persona Non Grata

di 

- La regista danese Lisa Jespersen realizza una commedia drammatica sui complicati legami familiari

Recensione: Persona Non Grata
Rosalinde Mynster in Persona Non Grata

La regista danese Lisa Jespersen ha realizzato il suo primo lungometraggio riguardante i complicati legami familiari, Persona Non Grata [+leggi anche:
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, che è stato presentato in anteprima mondiale al Göteborg Film Festival. Il cinema danese è riconosciuto proprio per questo tipo di tema, e Jespersen si approccia ad esso in modo più leggero, rivolgendosi molto di più al pubblico, rispetto a quanto siamo abituati. La protagonista è interpretata da Rosalinde Mynster (da Christian IV [+leggi anche:
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) ed è un’autrice trentenne che ha deciso di cambiare il suo nome da Lara a Irina e che ritorna a Copenhagen dalla sua piccola cittadina nello Jutland, in occasione del matrimonio di suo fratello Jannik (Adam Ild Rohweder).

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Già dal momento in cui sua madre (Bodil Jørgensen) la passa a prendere alla stazione, possiamo percepire il clima di tensione nato da un rancore passato e anche dalla decisione di Irina di trasferirsi molto lontano dal paese nativo non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Sua madre si lamenta di come qualcuno sia irrotto nel suo negozio di fiori e abbia rubato il denaro presente, e Irina va contro il suo volere di incarcerare il presunto giovane ladro, affermando quanto ciò ricada negativamente sulla società.

Una volta arrivate a casa, in una fattoria, Irina resta scandalizzata dal fatto che suo fratello Jannik sposerà Catrine (Anne Sofie Wanstrup), la ragazza che la intimoriva sempre a scuola. Nessuna delle due ha dimenticato quanto accaduto, sebbeneCatrine finga che sia acqua passata. Una donna imponente con una figlia così piccola, Catrine è una persona particolarmente dominante che vuole avere tutto sotto controllo, e in particolar modo i preparativi del matrimonio. La madre di Irina stravede così tanto per la futura nuora, da prometterle la gestione del negozio di fiori e, ancor peggio, da darle l’anello che apparteneva a sua nonna, che sarebbe spettato a Irina. La frustrazione, sommata all’ingiustizia ricevuta, cresce sempre di più, tanto che la nostra protagonista riesce a malapena a trattenersi.

In questo lungo periodo di assenza da casa Irina è cambiata moltissimo; ha una relazione aperta con un attivista per il clima, l’autore hipster Benjamin, e inoltre è una vegana in una famiglia di allevatori di bestiame. A una mostra, i suoi amici le fanno notare come l’impotenza del suo ragazzo derivi dall’ansia nei confronti del clima.

Nel suo primo romanzo, Irina descrive quanto sia stato difficile il periodo dell’adolescenza e confessa a Jannik, che come il resto della sua famiglia non ha letto il libro, che “metà del romanzo parla di Catrine”. Catrine trova, però, un’intervista di Irina su Youtube, in cui racconta di come, in passato, fossero orrendi sia la sua famiglia, sia il paesino in cui viveva… Naturalmente, la situazione precipita al matrimonio, e com’era prevedibile, tutto cambia e la nostra protagonista comprende la reale importanza della famiglia e delle proprie radici.

Basandosi sul tema, oramai trito, del divario urbano-rurale, Jespersen prende più in giro il primo, piuttosto che quest’ultimo, il che rende il film alquanto reazionario nel contesto cinematografico danese. La parte del matrimonio va oltre il prevedibile disagio di un dramma familiare tagliente e crea intenzionalmente dei momenti che fanno rabbrividire, e che decisamente riavvicinano il film al tema tradizionale.

Visivamente, l’immagine presenta dei colori accattivanti, ed è a cura del direttore della fotografia Manuel Alberto Claro, che aggiunge giusto un po’ di stile Dogma con la camera a mano per accentuare i momenti chiave dei rapporti e delle rivelazioni. La recitazione è di qualità sotto tutti i punti di vista, con Mynster che deve bilanciare il nervosismo e l’umorismo, di solito riuscendo a ottenere un effetto soddisfacente.

Persona Non grata è un vero dramma familiare danese in versione “lite”, che trasmette un messaggio generoso di tolleranza, e la sua migliore occasione, in questa situazione pandemica, è trasmetterlo in prima serata in uno dei canali televisivi più visti. È stato prodotto da Hyæne Film ApS di Copenhagen, che ne gestisce anche i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese da Chiara Pucciarelli)

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