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BLACK NIGHTS 2020 Concorso

Recensione: La Terre des hommes

di 

- Etichettato da Cannes 2020 e sostenuto da interpreti eccellenti, l'ottimo secondo lungometraggio di Naël Marandin tesse una storia di dominio al centro delle sfide economiche del settore zootecnico

Recensione: La Terre des hommes
Olivier Gourmet, Diane Rouxel e Finnegan Oldfield in La Terre des hommes

"Giovani con ambizioni e idee, è esattamente ciò di cui ha bisogno la nostra regione, potete contare sul mio sostegno". Quando la tua azienda agricola di famiglia è in amministrazione controllata e sta per essere venduta, quando i prezzi del mercato del bestiame continuano a scendere e ti strangolano, e il tuo progetto per rimetterti in piedi deve ottenere il via libera della Safer (Società di sviluppo del territorio e insediamento rurale) attraverso una prelazione nell’ambito del sostegno ai giovani agricoltori, ogni mano tesa dovrebbe essere la benvenuta. Ma le posizioni di debolezza eccitano gli appetiti delle persone malvagie, specialmente se sei una donna giovane e carina in un ambiente molto macho.

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È la trama di La Terre des hommes [+leggi anche:
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, secondo lungometraggio di Naël Marandin (dopo La Marcheuse [+leggi anche:
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nel 2016), targato Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2020 e in anteprima europea in concorso al 24° Festival Black Nights di Tallinn. Un film molto riuscito sia nell’originale sovrapposizione di due temi che hanno fatto notizia negli ultimi anni (le difficoltà economiche del mondo contadino e l'abuso di potere a fini sessuali) sia per il suo approccio realistico, quasi documentario, restituito in modo credibile dai suoi interpreti in una narrazione romanzata perfettamente controllata.

Muggiti, scarico del bestiame: nell'arena dell'asta locale ("lotto n° 2, mucca di sei anni, certificata IBR, vaccinata da più di 60 giorni, 776 chili, prezzo di partenza: 1230 euro"), Costanza (una splendida Diane Rouxel) si confronta con l'implacabile realtà del mercato. La fattoria che gestisce con suo padre Bernard (Olivier Gourmet) e il futuro marito Bruno (Finnegan Oldfield) non può sopravvivere nella sua forma attuale e già alcuni vicini "avvoltoi" sono in agguato in previsione del fallimento. Ma la giovane donna ha un'idea per il futuro: "produrre quanto basta per nutrire i nostri animali, lavorare in modo più naturale e passare attraverso la vendita diretta per non lasciare i guadagni alla grande distribuzione". Un progetto che ha bisogno del via libera del consiglio di amministrazione dell'ente che gestisce i terreni rurali della zona. Il proprietario del mercato, Sylvain Rousseau (Jalil Lespert), è a capo dell’ente e fa intravedere a Constance la possibilità di intervenire a suo favore. Ma, come dice sua moglie, la veterinaria locale, quando questo quarantenne padre di famiglia "ha qualcosa in mente, non molte persone possono fermarlo" e presto il suo interesse si rivela andare oltre il rapporto professionale, cosa che trasforma Constance in una vittima silenziosa in balia di un pervertito manipolatore...

Ben informato sulle lotte nel mondo degli allevatori (manovre per impadronirsi del potere sindacale, strategie di ammodernamento o espansione) e sulla dura vita quotidiana del mestiere, La Terre des hommes si dispiega su una sceneggiatura eccellente (firmata da Naël Marandin con Marion Doussot e Marion Desseigne-Ravel), una messa in scena dinamica e una bella fotografia molto organica di Noé Bach. Solido a tutti i livelli, il film è impeccabile in termini di ritmo, nella vena di un avvincente cinema sociale e sulla scia di una protagonista femminile esposta alle forze oscure del dominio maschile ("non è un mondo per te, lo vedi bene", "sarà la tua parola contro la sua"), ma che non si arrenderà senza combattere.

Prodotto da Diligence Films, La Terre des hommes è coprodotto da France 3 Cinéma e K’ien Productions. L’uscita nelle sale francesi è affidata Ad Vitam il 3 febbraio 2021 e le vendite internazionali sono guidate da Kinology.

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(Tradotto dal francese)

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