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JIHLAVA 2020

Recensione: White on White

di 

- Il film di Viera Čakányová vincitore a Jihlava è un documentario sperimentale che si presenta come un contrappunto al suo film precedente FREM

Recensione: White on White

La maggior parte dell'industria cinematografica europea ha sentito parlare per la prima volta della regista slovacca Viera Čakányová quando il suo documentario sperimentale FREM [+leggi anche:
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è stato proiettato nella sezione Forum della Berlinale di quest'anno. Girato interamente in Antartide, il film mirava a presentare il punto di vista di un protagonista non umano, cioè un'IA (intelligenza artificiale). Ora, Čakányová ha vinto il premio principale del concorso Opus Bonum di Jihlava con White on White [+leggi anche:
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, una sorta di accompagnamento al suo film precedente.

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Durante le riprese di FREM, Čakányová stava realizzando anche un videodiario, e questo film ne è il risultato. Ancora una volta mix di forme tra il documentario e il saggio video, sembra meno sperimentale ma non è meno creativo. In molti modi, rappresenta l'esperienza umana di rimanere presso la stazione di ricerca in Antartide polacca per due mesi, rispetto all'esperienza di un drone IA.

La regista si assicura di renderci consapevoli di questa distinzione all'inizio del film, attraverso una chiacchierata perspicace e spesso divertente con l'IA (cui lei fa riferimento come a una "rete neurale artificiale" piuttosto che a un’"intelligenza") chiamata ann_w. Sarebbe un peccato spoilerare questo divertente esercizio filosofico ai futuri spettatori, basti quindi dire che si tratta del significato dell'esistenza come viene percepito da una macchina. Apprendiamo anche che, da un punto di vista puramente termodinamico – sicuramente cruciale in un contesto come l'Antartide – Lars von Trier è un regista di grande successo.

Čakányová si riferisce alla sua conversazione con ann_w durante tutto il film, che subito dopo il primo atto si trasforma in un'esperienza visiva fantasmagorica. Non è sola alla stazione di ricerca, poiché di tanto in tanto vediamo scienziati che riparano un'antenna satellitare e svolgono il loro lavoro, ma lo spettatore ha pochi dubbi su come la regista percepisca questo particolare tipo di solitudine. Con la sua voce fuori campo, ci racconta i suoi pensieri, idee e conclusioni, a ruota libera e facendo associazioni.

Visivamente, White on White può essere considerato all’opposto dell'approccio di FREM: l'elemento umano è assolutamente presente. In diversi casi, vediamo le mani di Čakányová che sistemano le lenti o cambiano la messa a fuoco, e una delle lenti sembra essere coperta da una sorta di detriti. Questa lente viene spesso utilizzata per filmare gli iceberg, e le macchie nere risaltano sullo sfondo completamente bianco. È impossibile dire quanto sia intenzionale, ma riporta inevitabilmente alla memoria i film convertiti dal nastro a un formato TV, quando spesso un capello finiva in un angolo dello schermo, ricordandoci in modo sorprendente il ruolo mutevole della tecnologia. L'uso del suono è altrettanto creativo, soprattutto nei segmenti in cui la regista utilizza le immagini dalla Cina, dove aveva cercato in precedenza le location, insieme al suono registrato in Antartide.

Il film di Čakányová è molto più personale del precedente, ma affronta gli stessi temi: il cambiamento climatico globale, l'influenza della razza umana sul pianeta e le conseguenze che ha, il rapporto tra uomo e macchina e il modo in cui alimentano i reciproci preconcetti. Molti di questi sono ovvi, ma il contesto in cui Čakányová li presenta offre un nuovo spunto di riflessione. Molti altri di questi temi sono impostati in modo da far riflettere, da una prospettiva che puoi guadagnare solo in circostanze così estreme come rimanere in Antartide per due mesi.

White on White è una coproduzione della slovacca Guča e della ceca Marina Films. DA Films detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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