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TORONTO 2020 TIFF Docs

Recensione: Lift Like a Girl

di 

- Il primo lungometraggio documentario di Mayye Zayed è incentrato su giovani donne che sognano di diventare campionesse di sollevamento pesi

Recensione: Lift Like a Girl

Con un nome che suona come quello di un supereroe, è appropriato che Captain Ramadan, l’allenatore nel centro della scena del sollevamento pesi da parte delle donne egiziane – e al centro del documentario Lift Like a Girl [+leggi anche:
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scheda film
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, parte della sezione TIFF Docs al Festival di Toronto – è un personaggio gigante. Per più di due decenni, ha allenato donne a farsi i muscoli ad Alessandria. Sua figlia, Nahla Ramadan, è una delle atlete più famose in Egitto, inoltre Captain Ramadan ha allenato Abeer Abdel Rahman, la prima donna araba ad essere due volte campionessa olimpica. Come ha detto un presentatore che lo ha introdotto iniziando con i suoi onori: “Ha fatto diventare così tante persone dei campioni, che abbiamo perso il conto”.

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Incontriamo Captain Ramadan attraverso gli occhi della quattordicenne Zebiba, una adolescente occhialuta che sogna in grande. La regista Mayye Zayed segue Zebiba per oltre 4 anni, tracciando i suoi sforzi nel sollevare il suo peso corporeo, e oltre. Sarà la prossima campionessa? Questa è una domanda che Zayed non si pone molto visto che è molto più interessata alle vite delle ragazze intorno a Zediba e ciò che le spinge a inseguire questo sogno a tutti costi.

Una cosa notevole che si nota immediatamente è che Captain Ramadan ha raggiunto tutti questi successi allenando campionesse con il minimo dei mezzi. Lavora in una palestra all’aperto su di un pezzo di terra nell’angolo di una strada che sembra un cantiere edile, salvo il fatto che la proprietà è di così poco valore che nessun magnate che si rispetti vuole mandare le ruspe. Le auto sfrecciano sullo sfondo. La sensazione di caos è accentuata dall’utilizzo della videocamera a mano che va e viene, catturando momenti. Mentre fa questo, mostrando la prospettiva delle sollevatrici, Captain Ramadan sembra uno dei Colossus, con la testa pelata e la struttura massiccia anche se grassoccia. Punta le ragazze verso la panca, incoraggiandole a sollevare quei pesi, creando un'atmosfera condiscendente. L’uomo è accattivante piuttosto che minaccioso.

Zayed ci porta anche dentro la mente di Zebiba. È il racconto di una battaglia contro le avversità. La ragazza inizia a competere, ciò significa che deve essere ossessionata con il suo peso così da poter partecipare nella giusta categoria per massimizzare le possibilità di vittoria. Sul bus verso le competizioni le ragazze parlano del loro peso e dei problemi che ciò comporta. L’utilizzo della videocamera a mano viene utilizzato per mostrare lo stress e le tensioni del sollevamento pesi, ma anche quello della vita in se per se. Comunque, a tratti, per colpa dei tagli e cambiamenti costanti, sembra di venire colpiti in testa con un manubrio, e ci vuole del tempo per far si che queste tematiche emergano.

Tutto cambia quando Captain Ramadan sparisce dal film, l’utilizzo della videocamera è più stabile, indicando anche che Zayed ha più familiarità con la sua cinepresa e ha un’idea più chiara di ciò che sta filmando. La squadra inizia ad allenarsi in una vera e propria palestra, piuttosto che in un angolo di strada, il che rende le scene in cui sollevano pesi meno cinematiche.

La palestra all’aperto inizia a sembrare un campo da gioco abbandonato, con la pioggia che bagna le attrezzature e le erbacce che crescono libere. Nahla Ramadan prende le redini dell’allenamento, ed è più professionale, meno improvvisato. Man mano che cresce, Zebiba deve allo stesso tempo affrontare le difficoltà nell’inseguire il suo sogno sportivo e la vita da adolescente. È una difficoltà che è reale come le prove e le tribolazioni che una cineasta alle prime armi deve affrontare per superare le sue risorse limitate. Anche se con risultati misti, hanno successo entrambe.

Lift Like a Girl è una coproduzione tra Egitto, Germania e Danimarca da parte di Cleo Media, JYOTI Film e Rufy's Films.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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