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DOCUDAYS 2020

Recensione: War Note

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- Il documentario di Roman Liubyi, proiettato ai Docudays di quest'anno, arriva direttamente dal campo di battaglia

Recensione: War Note

L'Ucraina sta ancora cercando di fare i conti con la sua amara esperienza in guerra. Lo stesso vale per il cinema, e sebbene i titoli offerti di recente vadano dal bello al brutto, passando per il pessimo, i film ucraini trasmettono comunque un senso di urgenza: il desiderio di eliminare ogni intermediario e di avvicinarsi il più possibile. Questo è qualcosa che War Note, di Roman Liubyi, proiettato nella sezione nazionale di Docudays (dal 24 aprile al 3 maggio), fa con un certo aplomb.

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Ciò lo si deve a un motivo molto semplice: questo documentario patchwork, come si scopre sin dall'inizio, è "composto da film di combattenti, soldati e volontari ucraini", registrati sui loro telefoni cellulari, videocamere e simili. Alcuni finiscono così bruscamente che non si può fare a meno di domandarsi cosa sia successo dopo che lo schermo è diventato nero. L'idea è originale, ma è molto meglio del film stesso, giacché le sue riprese perennemente mosse alla lunga provocano l’emicrania. Eppure, per quanto estenuante sia nei suoi 70 minuti di durata, quando colpisce, colpisce duro – tanto duro che lo spettatore si chiede se nei titoli di coda troverà una data di morte accanto ai nomi di questi "cineasti" improvvisati, o, come si spera, solo un soprannome strano.

Un soprannome come “Goose”, tratto da Top Gun, è uno dei tanti esempi di come Liubyi preferisca (e chi può biasimarlo) puntare sui momenti di leggerezza in mezzo alla follia generale e le lunghe e ininterrotte scene sul campo di battaglia, che grazie a Sam Mendes sono ufficialmente diventate di moda. Così come i video di un soldato su un'altalena o che gioca con un cucciolo dalle grandi orecchie, palesemente felice di vedere qualcuno, chiunque sia. Un altro riferisce di aver trovato dell’uva, sorridendo, mentre il suo compagno afferma che "la guerra può continuare, ma il pranzo deve arrivare in tempo". Ma quando questi simpatici soldati tornano al loro lavoro, la realtà ridiventa caotica. E non è un bel vedere.

Con l'aiuto di Volodymyr Tykhyi, Liubyi fa un buon lavoro di montaggio dando al conflitto una sorta di identità contorta, dal momento che si può anche provare a mantenere uno spirito positivo, ma la guerra non è divertente – non lo è mai – e da un momento all’altro, vediamo un bambino spaventato dire a sua madre che una parte della loro casa non c’è più. In questo film ci sono diversi momenti che non sono facili da guardare e ci fanno domandare perché questi uomini li registrino: la sofferenza, la paura, la distruzione di molte case che trovano sul loro cammino, i cui pezzi scricchiolano sotto i loro stivali. D'altra parte, pensiamo, perché non farlo? "Se muoio domani, almeno rimarrà qualcosa", dice uno, mentre lo avvertono di mordersi la lingua prima che sia troppo tardi e prima che lo schermo torni di nuovo nero.

War Note è prodotto da Marko Suprun per la compagnia ucraina Babylon’13.

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(Tradotto dall'inglese)

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