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FILM / RECENSIONI Francia

Recensione: La Bonne Épouse

di 

- Una commedia molto ben confezionata da Martin Provost sul tema serio dell'emancipazione femminile, con una Juliette Binoche scatenata nei panni di una tutor di future casalinghe perfette

Recensione: La Bonne Épouse
Noémie Lvovsky e Juliette Binoche in La Bonne Épouse

Attualmente molto impegnata e fomentata da numerosi casi emblematici, la lotta per la liberazione delle donne e l'uguaglianza di genere sta puntando i suoi riflettori anche sulle sue pioniere e sugli eventi che hanno segnato questa lunga battaglia per l'equità. Il cinema non fa eccezione, e Les Suffragettes [+leggi anche:
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di Sarah Gavron ne è uno degli esempi più importanti degli ultimi anni. Tocca a Martin Provost, regista molto a suo agio con i personaggi femminili (da Séraphine [+leggi anche:
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), trattare questo tema immergendosi nel cuore della provincia francese all'alba del maggio 1968 con La Bonne Épouse [+leggi anche:
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, una commedia d'autore molto riuscita, lanciata oggi in 650 cinema francesi da Memento Films Distribution.

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"Essere innanzitutto la compagna del proprio marito (il che suppone abnegazione, comprensione e buonumore)", per svolgere "i doveri quotidiani (cucinare, stirare, rammendare, pulire) senza mai lamentarsi", "tenere i conti pensando sempre al risparmio", essere garante dello "spirito di famiglia", "vietare qualsiasi consumo di alcol (...), ma mostrarsi conciliante se il proprio marito si abbandona a questa cattiva inclinazione ", e adempiere al proprio "dovere coniugale perché ne va della buona salute fisica e morale di tutta la famiglia". Siamo a Boersch, in Alsazia, nel 1968, presso la scuola per casalinghe di Van Der Beck, e questi sono gli insegnamenti impartiti dalla direttrice Paulette (una Juliette Binoche tanto rigida quanto esilarante) alle sue allieve, ragazze adolescenti in piena fioritura.

Servire il tè con distinzione ("immaginate di essere alla sotto-prefettura di Forbach"), cucinare con gusto, dimostrare una solida educazione morale: spalleggiata dalla cognata Gilberte (Yolande Moreau) e dalla sorella Marie-Thérèse (Noémie Lvovsky), Paulette si dedica con passione alla sua etica perfezionista della buona moglie fino al momento in cui suo marito, l’ignavo Robert (François Berléand) muore improvvisamente. La vedova scopre allora che la scuola è sull'orlo della bancarotta. Riappare anche il suo ex grande amore André (Édouard Baer) mentre le giovani pensionanti dell’istituto (in particolare Anamaria Vartolomei, Marie Zabukovec, Pauline Briand e Lily Taïeb) esprimono il loro desiderio di sfuggire a un destino ("quale futuro? Essere schiave di un marito? Voglio poter amare chi voglio, quando voglio") dettato da una società in cui gli echi rivoluzionari del maggio 68 parigino risuonano anche in provincia, innescando una gioiosa consapevolezza femminista collettiva e una liberazione dalle gabbie mentali.

Senza mai prendersi sul serio e con un umorismo semplice, bonario e molto efficace (su una sceneggiatura scritta da Martin Provost e Séverine Werba), La Bonne Épouse raggiunge il suo obiettivo: distrarre tracciando un quadro pertinente di una Francia in cui le donne avevano a malapena il diritto di aprire un conto in banca senza l'autorizzazione dei loro mariti. Interpretato in modo eccellente da tutto il cast e filmato con la sua consueta eleganza da Guillaume Schiffman, il film è una bella dimostrazione, con il sorriso, della strada percorsa negli ultimi cinquant'anni verso l'emancipazione femminile e del fatto che la libertà individuale è sempre essenziale per "trovare il tuo posto nel mondo".

Prodotto da Les Films du Kiosque e coprodotto da France 3 Cinéma, Orange Studio e i belgi di Umedia, La Bonne Épouse è venduto da Memento Films International.

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(Tradotto dal francese)

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