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BERLINALE 2020 Berlinale Special

Recensione: Persian Lessons

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- BERLINALE 2020: Nonostante la scarsa credibilità della storia, gli attori Nahuel Pérez Biscayart e Lars Eidinger eccellono nell'avvincente racconto della Seconda guerra mondiale di Vadim Perelman

Recensione: Persian Lessons
Nahuel Pérez Biscayart in Persian Lessons

Basato su un racconto scritto da Wolfgang Kohlhaase intitolato Erfindung einer Sprache, Persian Lessons [+leggi anche:
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scheda film
]
è una storia di astuzia e inganni che consentono ai soldati di sopravvivere alla prigionia da parte del nemico. Diretto da Vadim Perelman (House of Sand and Fog, The Life Before Her Eyes), questo avvincente dramma della Seconda guerra mondiale è stato presentato come proiezione Berlinale Special al 70° Festival di Berlino.

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Si apre con Gilles (Nahuel Pérez Biscayart) che cammina lungo alcuni binari del treno. Sembra stanco e trasandato, come qualcuno che abbia letteralmente fatto la guerra. Sta rispondendo alle domande nella sua testa. È la Francia occupata nel 1942 e sta per essere catturato dalle truppe naziste. Gilles riesce a salvare la sua pelle nel modo più improbabile, dicendo al suo carnefice che non è ebreo, bensì persiano - non è menzionato nel film, ma questo spiegherebbe il fatto della circoncisione. Le battute sul pene arriveranno più tardi, e un ufficiale delle SS sarà il bersaglio di esse.

Poi arriva la svolta hollywoodiana della trama. Gilles è esattamente il tipo di persona che il capo del campo, Koch (Lars Eidinger), non vedeva l'ora di incontrare. Koch vuole che qualcuno gli insegni il farsi in modo che quando la guerra sarà finita, possa trasferirsi a Teheran e aprire un ristorante. Purtroppo, questo espediente non permette al film di trasformarsi in una raffinata fantasia culinaria, che avrebbe potuto anche essere divertente. Invece, vediamo Koch perdere le staffe per la calligrafia: la sua rabbia si amplifica ogni volta che la sua segretaria non riesce a scrivere con una calligrafia pulita i nomi degli ebrei catturati. Gilles è bravo a scrivere in modo elegante, ma il suo farsi è piuttosto scarso e inizia a inventare un linguaggio completamente nuovo. Come spesso accade, una piccola menzogna ha bisogno di molte più grandi bugie per coprirla. Quindi Gilles trascorre la sua giornata lavorando in cucina prima di andare da Koch per insegnargli qualche parola di farsi ogni giorno in modo che, entro la fine della guerra, Koch possa padroneggiare la lingua. E ovviamente, nel tempo, la loro amicizia cresce.

Perelman ci consegna un racconto piacevole da guardare con la Seconda guerra mondiale sullo sfondo. La scenografia, basata sul campo di Natzweiler-Struthof, situato nel nord-est della Francia, è ricco di dettagli d'epoca. È un luogo in cui gli ebrei vengono processati prima di essere inviati in luoghi più mortali. Di tanto in tanto, il dispositivo “sarà catturato o no?” mancherà un po' di tensione, e i tentativi di dare trame decenti ai personaggi secondari sono, in linea di massima, vani. Da apprezzare sono le performance dei due attori principali, che vengono ricompensati da un epilogo che è un misto di umorismo e pathos.

Ci sono molti elementi che richiamano i vecchi film di guerra britannici, con la loro capacità di innestare una trama comica nel conflitto. Certo, c'è anche La vita è bella di Roberto Benigni, ma mentre Persian Lessons non raggiunge la stessa altezza drammatica o genera le risate di quel film premio Oscar, non dimentica nemmeno la serietà delle atrocità commesse. Il trattamento dei compagni detenuti di Gilles è particolarmente barbaro.

Perelman realizza un lavoro eccellente, soprattutto nel prologo e nell'epilogo del film, progettati per rafforzare la necessità di preservare la memoria storica, riuscendo a integrare e a enfatizzare la buffa trama centrale.

Persian Lessons è una produzione russo-tedesco-bielorussa guidata da Hype Film e LM Media, e coprodotta da Sol Bondy e ONE TWO Films. Memento Films International detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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