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BERLINALE 2020 Panorama

Recensione: Pari

di 

- BERLINALE 2020: Il film d'esordio di Siamak Etemadi racconta l'avvincente viaggio di una madre iraniana in un luogo straniero, disseminato di conflitti, sacrifici e possibile rinascita

Recensione: Pari
Melika Foroutan in Pari

Quello degli “iraniani all’estero” potrebbe rappresentare tranquillamente un piccolo sottogenere, con diversi ostacoli ad aspettare al varco i nostri protagonisti lungo il loro cammino. Scogli del genere sono onnipresenti in Pari [+leggi anche:
trailer
intervista: Siamak Etemadi
scheda film
]
, primo lungometraggio del regista iraniano di Atene Siamak Etemadi presentato in anteprima mondiale nella sezione Panorama della 70ma edizione della Berlinale.

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“Sfortunatamente, spesso i giovani finiscono per prendere strade sbagliate a causa di tutte le libertà di cui godono – delle loro cosiddette libertà”. Questo è quanto le autorità dicono a Farrokh e a Pari, sua moglie, presso il consolato iraniano ad Atene. La coppia si trova in città per fare visita al figlio Babak, arrivato lì due anni prima per studiare al Politecnico grazie a una borsa di studio. Tuttavia, il ragazzo è sparito nel nulla: non si è presentato all’aereoporto e manca dal suo appartamento da tre mesi (non saldando le rate dell’affitto tra l’altro). La borsa di studio era esaurita già l’anno prima.

Farrokh è furibondo. Si trova in un paese “dimenticato da Dio”, non sa come comunicare con chi gli sta intorno e si è pentito amaramente di essersi fatto convincere da sua moglie due anni prima, lasciando che il figlio partisse. “Gli hai rimpieto la testa di sciocchezze”, dice alla moglie. Umiliazione, vergogna, infamia: Farrokh prova tutte queste sensazioni, come se gli venissero rinfacciate di continuo.

Sebbene sia davvero preoccupata, Pari è convinta che vi sia una ragione dietro la scomparsa di Babak. La coppia prenota quindi una stanza d’hotel e inizia le ricerche. L’ambasciata consiglia loro di cercare nelle chiese cristiane, dove alcuni musulmani si convertono per cercare asilo. Qui una donna iraniana, che non indossa il velo, accoglie i due con un sorriso e offre loro tutto l’aiuto possibile. Farrokh appare sconvolto. Inoltre, anche lì nessuno conosce Babak.

Il film è incentrato prima di tutto sul personaggio di Pari, sulla sua storia e su quel viaggio che la aspetta. Poco alla volta la trama svela un altro lato di una donna dalle mille sfaccettature, un lato che vale la pena conoscere. Il fatto che sappia parlare inglese (non visto di buon occhio da Farrokh) rappresenta un importante aiuto durante la ricerca, soprattutto grazie ad alcuni appunti scritti da Babak su un foglietto e che la donna aveva trovato nell’appartamento abbandonato del figlio. Una “A” cerchiata la porta nel quartiere di Atene chiamato Exarcheia, dove ci sono altri ostacoli ad attenderla all’orizzonte, visto che Pari viene coinvolta in una protesta a cui partecipa la polizia e il suo foulard, lo chador, prende fuoco, costringendola a sacrificarlo.

Diversi saranno i sacrifici necessari durante la ricerca di Pari, su un percorso affollato da eretici, anarchici, prostitute e possibilmente da un angelo guardiano demoniaco sottoforma di un pastore tedesco simile a un lupo. Il regista-sceneggiatore Etemadi calca la mano in alcuni momenti, ma il gioco vale la candela. La prestazione impeccabile della protagonista Melika Foroutan vale già da sola il prezzo del biglietto. Le citazioni ricorrenti estrapolate dalle opere del poeta sufi Rumi, vissuto nel XIII secolo, fanno riferimento non soltanto alla rinascita, ma anche ai sogni e alle scelte sia di Babak che di sua madre.

Pari è stato prodotto dalla casa di produzione greca Heretic, con la partecipazione della francese Le Bureau, di quella olandese Topkapi Films, di quella bulgara Chouchkov Brothers e di quella svizzera Bord Cadre Films. La Heretic Outreach si occupa della distribuzione internazionale.

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(Tradotto dall'inglese da Emanuele Tranchetti)

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