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BERLINALE 2020 Berlinale Special

Recensione: Numbers

di 

- BERLINALE 2020: Diretto a distanza da Oleg Sentsov, questo oscuro racconto distopico ritrae la forma definitiva di prigionia

Recensione: Numbers

Quando si pensa a Oleg Sentsov, quello che probabilmente viene in mente prima di tutto è la sua ingiusta incarcerazione, durata cinque anni, o gli appelli annuali della comunità cinematografica al governo russo per la sua liberazione. Dopo la sua liberazione, ha viaggiato molto, incontrando persone e tenendo discorsi, ma anche presentando il suo progetto, il cui sviluppo era stato interrotto dal suo arresto. In qualche modo, nel caso di Sentsov, l'artista è stato eclissato dalla sua causa, e a torto, come dimostra Numbers [+leggi anche:
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, presentato nella sezione Berlinale Special del 70° Festival internazionale del film di Berlino.

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Il film è basato sull'eponima opera teatrale che Sentsov ha scritto di suo pugno nel 2011 (prima del suo arresto) ed è stato diretto a distanza dal carcere, con l'aiuto di Akhtem Seitablayev, scrittore, attore e regista. La trama di questo racconto distopico ruota intorno a una micro-comunità composta da dieci persone. Al posto dei nomi, hanno dei numeri, e al posto dei lavori e degli hobby, hanno una lista di azioni che devono compiere: mangiare, bere, correre, amare un numero particolare e così via. Un uomo anziano, che sembra un impiegato annoiato e si chiama Zero (Viktor Andrienko), veglia su di loro come una divinità o un tiranno, e interviene quando i suoi sudditi allungano un po’ troppo il guinzaglio. Il protagonista di questo gruppo è il ribelle Seven (Evhen Chernykov), che nel mondo reale potrebbe essere o un rivoluzionario o uno scrittore dissidente come Dovlatov (per inciso, un film su di lui, Dovlatov [+leggi anche:
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intervista: Milan Maric
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di Aleksei German Jr, faceva parte del concorso della Berlinale due anni fa).

Sentsov ha scritto Numbers come un’opera teatrale, quindi l'intero film è stato girato su un palcoscenico in un ambiente minimalista e simbolico. Il concetto assomiglia a quello di Lars von Trier in Dogville [+leggi anche:
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, ma qui lo spazio, l'azione e la narrazione sono più compressi. Potete esser certi, però, che Numbers non è una semplice registrazione di un’opera teatrale, è un film a pieno titolo. Il cast nel complesso fa un grande lavoro, dando ai personaggi vitalità e personalità. Molto merito va anche al direttore della fotografia polacco Adam Sikora, che ha lavorato a molti progetti artisticamente impegnativi (The Mill and the Cross [+leggi anche:
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di Lech Majewski, Ederly [+leggi anche:
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di Piotr Dumała e Essential Killing [+leggi anche:
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di Jerzy Skolimowski, tra gli altri), e sa perfettamente come affrontare uno spazio impegnativo in modo da renderlo attraente e spaventoso allo stesso tempo.

Numbers può essere difficile da guardare all'inizio, dato che è ambientato in un unico spazio chiuso e modesto, ma una volta superato questo, il film trasmette efficacemente la sensazione di prigionia e di claustrofobia psicologica. La routine quotidiana, mondana e ripetitiva, è di per sé inquietante e scoraggiante, poiché viviamo nell'era della libertà di scelta, “celebrando il momento”, “essendo la migliore versione di se stessi” e altri mantra orientati all'ego. Eppure la vera gravità viene da una persona che non era nemmeno presente sul set, almeno non di persona. Il fatto che Sentsov vivesse in condizioni simili rende tangibile ogni simbolo e palpabile l'orribile atmosfera. Il mondo è cambiato molto dal 2011, anno in cui è stata scritta l’opera, eppure la sua visione sconvolgente sembra più che mai vicina alla realtà. Non provateci a casa.

Numbers è una coproduzione ucraino-polacco-ceco-francese guidata da Anna Palenchuk, attraverso 435 Pictures, e da Violetta Kamińska, Izabela Wójcik e Dariusz Jabłoński, della Apple Film Production. Czech Television, Canal+ Polska e Halley Production sono state co-produttrici, mentre Latido Films vende il film a livello internazionale.

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(Tradotto dall'inglese da Chantal Gisi)

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