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BERLINALE 2020 Panorama

Recensione: Las mil y una

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- BERLINALE 2020: La locuzione "dolori della crescita" trova la sua massima espressione nel secondo film di Clarisa Navas, che ha aperto la sezione Panorama della Berlinale

Recensione: Las mil y una
Ana Carolina García e Sofía Cabrera in Las mil y una

Iris, il personaggio principale interpretato da Sofía Cabrera in One in a Thousand [+leggi anche:
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scheda film
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di Clarisa Navas, che ha aperto la sezione Panorama della 70ma Berlinale, sembra una ragazza davvero simpatica e decente, eppure è stata espulsa da scuola e trascorre le sue giornate a oziare in un quartiere tutt'altro che piacevole o accogliente. Non ci sono caffè, bar o praticamente niente di bello lì, solo i giardini che si stanno lentamente deteriorando in un complesso di case popolari. La gente del posto si incontra per le feste di compleanno, per le partite di basket o per le feste in cui le bevande sembrano essere state raccolte dalla spazzatura.

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Iris non beve, non fa uso di droghe e non fa sesso appassionato e disperato in vicoli bui. Invece, gioca a basket e passa il tempo con i suoi due cugini, Dario e Ale. Sono tutti in quella età imbarazzante in cui non si è più bambini ma nemmeno adulti. I ragazzi, uno dei quali è apertamente gay, mentre l'altro è solo di mentalità aperta, si vestono in abiti femminili, discutono dei loro crescenti bisogni sessuali e si ritrovano insieme, mentre cercano di capire chi sono e quale sia il loro posto nel mondo. Quando Renata (Ana Carolina Garcia), una ragazza dallo spirito libero e selvaggia che è stata etichettata come "leggera" dal quartiere, si presenta, Iris si innamora immediatamente di lei – e questo scatena problemi di diversa natura.

Gli adolescenti, a malapena controllati dalle loro madri, e in assenza dei loro padri, continuano ad andare incontro ai piaceri e ai dolori della vita adulta. Sono tre persone distinte, ma rappresentano anche tre diversi tipi di umanità: la calma e timida Iris è il corpo, Ale – autore di una ingenua ma potente tirata sulla rigida visione della società sulle relazioni – è la mente e l'anima, mentre Dario è pura lussuria. La regista-sceneggiatrice Navas sta vicina a tutti loro, osservandoli con una camera a mano e una curiosità non giudicante. Con il tempo e la mancanza di una rigida struttura narrativa, riesce a creare un legame tra il pubblico e i suoi personaggi adolescenti, consentendo allo spettatore di perdersi nelle loro routine quotidiane. I loro giorni e le loro vite sembrano andare alla deriva e non portare a nulla di speciale – un po’ come tutte le vite del mondo.

Il film sensuale di Navas ha anche un messaggio sociale sottile ma potente: il vecchio ordine che divideva le persone in gruppi (come eterosessuali, gay, lesbiche o persino "puttane") è obsoleto, ma come sottolinea, la libertà completa e sfrenata potrebbe anche essere un problema quando si cerca di forgiare la propria identità. Sembra che, per Navas, i teenager rappresentino la società argentina, con la notevole assenza dei padri dei personaggi, che potrebbero essere una metafora dei "vecchi tempi". La lunga durata (esattamente due ore) avrebbe potuto beneficiare di alcuni tagli in sala di montaggio, ma, di nuovo, crescere sembra esattamente così: faticoso, a volte scomodo e lungo.

One in a Thousand è un film argentino-tedesco, prodotto dalla società di Buenos Aires Varsovia Films e coprodotto dalla berlinese Autentika Films. Diego Dubcovsky e Lucia Chavarri sono i produttori, mentre i coproduttori sono Paulo de Carvalho e Gudula Meinzolt. Pluto Film gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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