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SUNDANCE 2020 Concorso World Cinema Dramatic

Recensione: Exile

di 

- Mucchi di topi morti e un passeggino in fiamme: il mobbing in ufficio assume una dimensione inquietante nel secondo film di Visar Morina

Recensione: Exile

Dal concorso World Cinema Dramatic del Sundance al Panorama della prossima Berlinale, il cineasta kosovaro residente in Germania Visar Morina torna nel circuito del festival cinque anni dopo Father [+leggi anche:
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(2015), con Exile [+leggi anche:
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Scavando nell'angoscia quotidiana dell'ingegnere farmaceutico Xhafer (Mišel Matičević), Morina racconta la storia di un uomo kosovaro-albanese che perde la testa nella Germania suburbana. Mentre la sua infelice e riluttante compagna (Sandra Hüller) si destreggia in un progetto di ricerca post-dottorato e si prende cura dei loro tre figli, Xhafer è sempre più preoccupato del mobbing meschino che subisce in ufficio. Quando i suoi colleghi lo lasciano fuori dalla mailing list dell'ufficio e omettono dati fondamentali per i suoi report, la sua preoccupazione si trasforma rapidamente in ossessione. Le cose vanno fuori controllo quando i suoi carnefici iniziano a puntare ferocemente sulla sua fobia per i topi da laboratorio. Razzismo, un matrimonio in crisi e dubbi che consumano tutto: quanto può sopportare un padre di periferia? Con l'aiuto di Ulrich Köhler (A Voluntary Year [+leggi anche:
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) come suo co-autore, Morina intensifica attentamente il disagio dell'uomo. Il risultato è un dramma oscuro con l'aspetto febbrile di un thriller.

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La fotografia di Matteo Cocco (il DoP di On My Skin [+leggi anche:
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) è definita da colori giallastri e verdastri che ricordano qualcosa di marcio e che da tempo abbia superato una data di scadenza accettabile. È una palette adeguata per gli interni soffocanti e labirintici degli uffici che Xhafer deve frequentare. La cinepresa attraversa infiniti corridoi claustrofobici e bui dove apre numerose porte mentre altri le chiudono. Questa metafora si adatta perfettamente alla totale idiozia latente (e talvolta palese) dietro il razzismo. Le composizioni strettamente controllate di Cocco consentono agli elementi fuori schermo di interagire con i diversi livelli, profondità e spazi vuoti dell'inquadratura, amplificando il turbine delle emozioni che Xhafer sperimenta.

La paranoia tesse la sua tela attorno alla vita di Xhafer mentre il compositore Benedikt Schiefer (La vita invisibile di Eurídice Gusmão [+leggi anche:
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) ne scrive la colonna sonora. Aumentando la tensione, cattura perfettamente l'ubiquità viscerale del tormento di Xhafer. La musica, scandita a intervalli irregolari da suoni metallici, riverberanti e note di pianoforte acute, è sia ipnotizzante che minacciosa.

Mentre le microaggressioni non sono frutto della sua immaginazione (l'ambiente di lavoro è molto bianco e molto ostile), è la percezione offuscata di Xhafer a dominare la narrazione. Sua moglie, apparentemente minimizzando questo mobbing, lo affronta subito: "Ti è mai venuto in mente che non è perché sei uno straniero", chiede, "ma perché sei uno stronzo?". Capiamo così che Xhafer è molto più di una semplice vittima, proprio come l'Altro è molto più dello stereotipo creato dalla società occidentale. I silenzi imbarazzanti tra Xhafer e sua moglie si avvolgono attorno ai sospetti e alla sfiducia che alimentano la loro relazione. Mano a mano che l'attrito tra lui e i suoi colleghi si intensifica, vediamo il suo mondo crollare e la sua mente vacillare. Più aumenta la sua paranoia, più perline di sudore la fronte di Xhafer sembra produrre. Costantemente al limite, cammina su una linea sottile tra l'essere palpabilmente agitato e completamente perso. Il protagonista è effettivamente esiliato dalla sua stessa vita, ed è avvincente da guardare.

Exile è una coproduzione tra Kosovo (Ikonë Studio), Germania (Komplizen Film di Maren Ade, e WDR Westdeutscher Rundfunk) e Belgio (Frakas), venduta all'estero da The Match Factory.

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(Tradotto dall'inglese)

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