email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

IFFR 2020 Deep Focus

Recensione: An Impossible Project

di 

- Il regista-produttore tedesco Jens Meurer torna alle sue radici documentarie con questo film stimolante e coinvolgente su un entusiasta visionario e il suo amore per tutte le cose analogiche

Recensione: An Impossible Project
Florian "Doc" Kaps in An Impossible Project

Il regista tedesco Jens Meurer ha cominciato la sua carriera con i documentari, ma ha prodotto anche titoli come Black Book [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, Carlos [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
, Filth [+leggi anche:
trailer
making of
scheda film
]
, e Russian Ark [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
di Alexander Sokurov. Ora è tornato nel campo del documentario con An Impossible Project [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, in anteprima mondiale nella sezione Deep Focus dell'International Film Festival Rotterdam, un film sull'amore per la tecnologia analogica, che sta godendo di un grande ritorno, anche grazie al protagonista del film, Dr Florian "Doc" Kaps.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Doc è un biologo viennese e un appassionato dell'analogico, ed è proprio lui il personaggio chiave che si cela dietro il ritorno della Polaroid. La società lo aveva invitato a una festa organizzata per celebrare la chiusura della loro ultima fabbrica a Enschede, in Olanda, nel 2008, l'anno successivo al lancio dell'iPhone e l'anno in cui Eastman Kodak stava iniziando a demolire i suoi edifici. Doc non voleva che chiudesse e riuscì a radunare un gruppo di amici e a raccogliere i € 180.000 necessari per acquistare la fabbrica della Polaroid, che stava per essere venduta come rottame.

Inizialmente, a Doc non fu permesso di usare il nome Polaroid, allora chiamò la sua società Impossible e la fondò a Berlino, dove assunse un gruppo di nativi digitali creativi. Il suo sogno era stimolante ma difficile da realizzare. La formula per il rullino della Polaroid era praticamente andata perduta, poiché i prodotti chimici necessari per realizzarlo non esistevano più. Iniziò così il processo di riscoperta, con lo sviluppo delle prime foto che in genere necessitavano di 40 minuti, per risultati di bell'aspetto, ma tecnicamente molto difettosi.

È qui che sono entrati in gioco il fotografo di New York Oskar Smolokowski e suo padre, il suonatore di clarinetto di livello mondiale e investitore Slava Smolokowski, che hanno dato il via all'impresa e, soprattutto, al prodotto tecnicamente molto più riuscito e finanziariamente redditizio. Ma questo significa anche che Doc ha vissuto un destino simile a quello di Steve Jobs (citato un paio di volte nel film), avendo dovuto lasciare la compagnia che aveva creato.

Il motivo per cui ciò sia accaduto, nel dettaglio, non è spiegato bene nel film e Doc non sembra provare rancore. Certo, uno spirito così irrequieto non poteva restare fermo a lungo e ha dato inizio a nuove avventure che hanno coinvolto Moleskine con sede a Milano, un grand hotel viennese costruito nel 1900, la più grande fabbrica di vinili in Europa e, in quella che potrebbe sembrare una svolta paradossale degli eventi, un certo gigante della Silicon Valley. Quest'ultimo sviluppo potrebbe lasciare qualche dubbio negli spettatori sull'etica di Doc e Meurer, ma queste domande certamente fanno parte di questo film, che è stato girato interamente su 35mm, con ARRI scelta come una delle società di produzione.

Meurer ha portato il concept fino in fondo, usando una bellissima colonna sonora della Sascha Peres Orchestra e Haley Reinhart che è stata registrata dal vivo in studio, direttamente sul vinile. Alla fine, è un film avvincente e spesso divertente su un argomento ben esplorato con un protagonista affascinante.

Un fotografo intervistato nel film parla di fotografie fisiche in termini di "vivere il reale e non l'immagine di qualcosa di reale". Ciò rappresenta un cambiamento nella percezione che c'è stata nell'ultimo decennio e paradossi come questo rendono il documentario il cibo essenziale per la riflessione per chiunque sia interessato alla cultura e ai media e al loro sviluppo nell'epoca moderna.

An Impossible Project è stato coprodotto dalla casa tedesca Instant Film e dall’austriaca Mischief, con la partecipazione delle società tedesche ARRI e Weltkino, e Head Gear del Regno Unito. La viennese Autlook detiene i diritti internazionali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese da Manuela Salipante)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy