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IFFR 2020 Voices

Recensione: Rosa pietra stella

di 

- Marcello Sannino debutta nella finzione con un film su una donna in lotta per la sopravvivenza sua e di sua figlia a Napoli, tra lavori precari e sfruttamento di immigrati

Recensione: Rosa pietra stella
Ivana Lotito in Rosa pietra stella

Una donna alfa, bella e ribelle, fiera e tenace, è al centro del primo film di finzione del documentarista Marcello Sannino (con Corde vinse il Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival 2009), un racconto di vita ai margini ambientato tra la popolosa cittadina di Portici e la Napoli di Porta Capuana, crocevia di immigrati, già ritratta da Sannino nel suo omonimo documentario (Porta Capuana, 2018). Presentato in prima mondiale all’International Film Festival di Rotterdam, sezione Voices, Rosa pietra stella [+leggi anche:
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segue le orme di una giovane donna senza risorse, indurita dalla vita, in lotta per la sopravvivenza sua e di sua figlia, che si dedica a traffici illeciti con il sogno di conquistarsi rispettabilità e un posto nel mondo.

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“Posso fare tutto”, afferma Carmela (Ivana Lotito, vista in Gomorra - la serie nei panni della moglie di Genny Savastano) a chi le chiede quali siano le sue abilità. La vediamo posare come modella in una scuola d’arte, rilasciare false testimonianze per conto di un avvocato corrotto, fare la hostess ai convegni. L’attività più redditizia si rivela però quella di fornire permessi di soggiorno rapidi agli immigrati clandestini di stanza a Napoli, con la complicità di imprenditori pronti a firmare contratti di lavoro fasulli. Sua madre (Imma Piro) e sua sorella (Valentina Curatoli) disapprovano lo stile di vita di Carmela, il fatto di non avere un marito e di non trovarsi un lavoro fisso, seppur sottopagato. Ma è soprattutto la figlia pre-adolescente Maria (Ludovica Nasti, la Lila della serie tv L’amica geniale), il cui più grande desiderio è andare a scuola e studiare, a rifiutare questa madre indomita e un po’ selvaggia. E i servizi sociali sono in agguato.

Non ci sono uomini in questa famiglia: fuggiti, assassinati, incarcerati? Non lo sappiamo. Sono donne che se la devono cavare da sole, ognuna a modo suo, senza alcun tipo di sostegno. E Carmela dovrà vedersela anche con “soci in affari” che spariscono col malloppo, uno sfratto esecutivo in corso e un parroco che, non avendola mai vista a messa, si rifiuta di aiutarla. E anche vendere il proprio corpo, alla fine, diventerà un’opzione.

“Carmela usa le poche armi che ha a disposizione per la sua sopravvivenza”, afferma Sannino, che per la sua protagonista si è ispirato a una donna da lui realmente conosciuta. “È quello che può fare in un mondo dove la lotta di classe è stata sostituita da una lotta interna tra coloro che vivono nella marginalità, nella clandestinità”. La trama del film, però, è piuttosto esile, non incide, e Lotito, come interprete principale tosta e sfrontata, non regge il peso di un film intero, qualche sfumatura in più al suo personaggio avrebbe aiutato. La linea narrativa che la vede relazionarsi con l’algerino Tarek (Fabrizio Rongione), poi, è poco coinvolgente. Un film sociale che si concentra sull’individuo e la sua lotta, ma che, nonostante il punto di vista tutto femminile sia interessante, stenta a suscitare empatia per le sorti della sua protagonista.

Rosa pietra stella è una produzione Parallelo 41, Bronx Film, PFA Films con Rai Cinema, con il contributo della Regione Campania. Le vendite estere sono affidate a Rai Com.

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