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FILM / RECENSIONI Francia

Recensione: Qu'un sang impur...

di 

- Ultraviolenza, crudeltà, ideali e tradimenti per il primo lungometraggio da regista dello sceneggiatore Abdel Raouf Dafri sulle orme di un commando in missione in piena guerra d'Algeria

Recensione: Qu'un sang impur...

Da una parte, c'è il senso del dovere, della disciplina, della bandiera ("quando fai dell'esercito il tuo lavoro, devi mettere da parte il tuo cuore"). Dall’altra parte, c’è la follia e la barbarie della guerra ("perché non ci piace, li uccidiamo"). Passando dietro la cinepresa per la prima volta con Qu'un sang impur... [+leggi anche:
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e la serie Braquo) mirava a mescolare il noir psicologico di Au cœur des ténèbres con il rosso dell'azione pura, a realizzare un’opera che chiudesse i conti con la storia procedendo lungo le linee del thriller spettacolare. Ma nel suo meritorio desiderio di fornire quante più informazioni possibili senza mai perdere il ritmo frenetico del suo film, il neo-cineasta prende delle scorciatoie narrative e scolpisce archetipi la cui plausibilità è alla mercé della qualità variabile dei suoi interpreti. Perché ovviamente non è Francis Ford Coppola! Tuttavia, non tutto è da gettare via: gli amanti delle emozioni forti saranno a proprio agio con le peripezie della missione al centro della storia e gli appassionati di storia potranno ricostruire il puzzle dei rapporti turbolenti della Francia con le sue colonie nel XX secolo.

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Siamo nel 1960 e la guerra d’Algeria si è radicata da sei anni in un conflitto pieno di massacri, dove torture e umiliazioni sono all'ordine del giorno tra i paracadutisti francesi che rastrellano i monti Aurès per stanare i ribelli del FLN. Veterano della guerra d'Indocina, il tenente colonnello in ritiro Breitner (il belga Johan Heldenbergh) viene richiamato all’ordine dall'influente madre di un ufficiale scomparso (Olivier Gourmet) che lo costringe a intraprendere una pericolosa missione: "Mi porti qualcosa che gli appartiene, che potrei mettere nella sua bara (...) In meno di sei giorni, il napalm avrà bruciato tutto". Breitner imbarca nell'avventura la donna che condivide la sua vita, Soua Ly-Yang (Linh-Dan Pham), una vietnamita H'Mong, e recluta in Algeria altri tre compagni di squadra: il sergente capo senegalese Senghor (Steve Tientcheu) che ha ucciso uno dei suoi superiori, il soldato razzista Martillat (Pierre Lottin) e Assia (Lyna Khoudri), una prigioniera del FLN esperta di bombe ("se vieni con me, tua madre vivrà"). Il commando si mette quindi sulle tracce del gruppo di ribelli guidato da Mourad (Salim Kechiouche)...

Incisivo e magnificamente girato come un classico del genere dal direttore della fotografia Michel Amathieu, Qu'un sang impur... rispetta molto bene le specifiche del cinema d'azione, ma soffre di un eccesso di intenzioni amplificate in particolar modo dalla mancanza di credibilità del personaggio di Assia. Difetti importanti che non cancellano però il proposito interessante e rischioso di rovistare nelle ferite ancora aperte di un doloroso conflitto di decolonizzazione, come ricorda l'epitaffio: "Questo film è dedicato al popolo algerino e al milione e mezzo di giovani francesi chiamati e richiamati che non avevano chiesto nulla...".

Prodotto da Moana Films e Bellini Films, e coprodotto da France 2 Cinéma, Qu'un sang impur... è venduto nel mondo da Playtime.

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(Tradotto dal francese)

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