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FILM / REVIEWS Italia / Francia

Recensione: Lontano lontano

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- Con la storia di tre pensionati che vogliono trasferirsi a Santo Domingo Gianni Di Gregorio allarga la sua geografia per negarla, e immortalare ancora il suo spazio sacro: Roma

Recensione: Lontano lontano
Ennio Fantastichini, Gianni Di Gregorio e Giorgio Colangelo in Lontano lontano

I lunedì al sole di Attilio, Giorgetto e il Professore. Quelli del film del 2002 diretto da Fernando León de Aranoa erano gli interminabili giorni tutti uguali di un gruppo di amici disoccupati, il più ribelle dei quali, il Santa interpretato da Javier Bardem, sognava di andarsene in Australia. Quelli del terzetto di settuagenari di Lontano lontano [+leggi anche:
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sono fatti di birrette al San Calisto, il bar simbolo di Trastevere, occhiate rassegnate alle turiste, buste della pensione troppo leggere, in una Roma piena di luce e priva di spazzatura negli angoli, in bilico tra centro storico e periferia (non banalmente fotografati da Gogò Bianchi).

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Al quarto film in dieci anni, Gianni Di Gregorio (70 anni nel febbraio scorso) torna con il suo cinema malinconico e divertito allo stesso tempo, pulsante di vita e poetico, che era stato salutato, all’esordio con Pranzo di Ferragosto [+leggi anche:
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, come una nuova possibile via alla commedia italiana. Apologeta della senilità come forma d’arte, innaffiata con l’immancabile vino rigorosamente bianco (Pranzo di Ferragosto lanciò la moda dello chablis), il regista che si è formato a teatro con Bob Wilson, Grotowski, Kantor, Chaikin, non fa altro che firmare un nuovo spin-off della sua macro-storia cinematografica. Sostenuto dal suo fedele produttore Angelo Barbagallo che ha coinvolto per l’occasione anche il francese Jean Labadie.

Scandito dai giorni della settimana, Lontano lontano racconta sogni e avversità di un operaio in pensione (Giorgio Colangeli), un annoiato professore che ha passato la vita a insegnare il latino (interpretato dal regista, viso borghese alla Vittorio De Sica dalle caratteristiche borse sotto gli occhi) e un ex hippie giramondo che ora fa il robivecchi e guida una Triumph Bonneville del ’75. Ultima interpretazione di Ennio Fantastichini che ci lascia in dono con un grande personaggio, tenerissimo e generoso.

Vittime della leggenda metropolitana secondo cui gli anziani se la passano molto meglio a Santo Domingo, dove la pensione vale dieci volte di più, i tre decidono di partire, andare lontano lontano a godersi una dorata vecchiaia. Li aiuta nella ricerca del posto giusto un agiato professore (Roberto Herlitzka) che indicizza i Paesi in base a stabilità politica, trattamento fiscale, tasso di criminalità e naturalmente il clima. Malesia? Cuba, Bali, Bulgaria? Per fortuna la partenza sarà ostacolata dalla burocrazia, dalla bella signora (Galatea Ranzi) conosciuta al bar dal professore, da una certa nostalgia preventiva ma soprattutto dall’irrompere nella vita del tre amici del giovane Abu (Salih Saadin Khalid), ragazzo del Mali arrivato in Italia con un gommone e che ha bisogno di andarsene molto più di loro. L'idea del film è nata da una conversazione con Matteo Garrone, di cui Di Gregorio è stato aiuto regista per i primi film e co-sceneggiatore per Gomorra [+leggi anche:
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. Conversazione sfociata in un racconto, pubblicato nell’antologia “Storie dalla città eterna”, e quindi nella sceneggiatura del film, scritta con Marco Pettenello. Di Gregorio allarga la sua geografia per negarla, per immortalare ancora il suo spazio sacro, il genius loci romano. Il professore di latino di Lontano lontano è talmente connesso al luogo da farne parte: i turisti lo fotografano assieme alla fontana. E mai abbandonerebbe la sua comfort zone.

Lontano lontano è prodotto da BiBi Film Tv e Le Pacte con Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, con il sostegno di Regione Lazio e Unione Europea. Le vendite internazionali sono curate da Le Pacte. Il film è stato proiettato nel Torino Film Festival e sarà nelle sale italiane con Parthenos dal 6 febbraio.

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