email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

DOK LEIPZIG 2019

Recensione: It Takes a Family

di 

- Il debutto di Susanne Kovács è un documentario estremamente compiuto sulla sua famiglia che mette in luce il problema della trasmissione del trauma della guerra da una generazione all'altra

Recensione: It Takes a Family

Sono rari i film che vorremmo non finissero mai e It Takes a Family [+leggi anche:
trailer
intervista: Susanne Kovács
scheda film
]
è uno di questi: film di debutto della regista danese Susanne Kovács, è stato proiettato in anteprima mondiale nell’ambito del concorso internazionale del DOK Leipzig.  Si tratta di una complessa vicenda riguardante la famiglia della regista che, in 60 minuti, affronta una serie di interrogativi relativi al concetto di identità e al trasferimento del trauma della guerra da una generazione all’altra.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Il film della Kovács inizia dalla storia di nonna Eva, ebrea ungherese sopravvissuta al campo di concentramento di Mauthausen. La donna è visibilmente ammalata e, durante l’intervista, alterna momenti di grande apertura ad altri di sdegno, affermando che Susan non potrà mai mostrare in un film gli orrori del lager che sono impressi dentro di lei. È questo il punto di partenza dell’intera vicenda: si tratta davvero di questo? Questo impatto non è stato percepito dalla famiglia, da suo padre, prima nato in Danimarca e poi marito di una donna tedesca, il cui padre era stato un soldato durante la Seconda guerra mondiale? Ciò non influenza in alcun modo la vita di Susanne e, di rimando, la vita dei suoi stessi figli?

Eva, figlia di un commerciante di Budapest molto facoltoso, era solita trascorrere le vacanze a Venezia, come si vede in alcune vecchie foto; poi un giorno, tutto a un tratto, è diventata una prigioniera. Dopo la guerra ha sposato un altro ungherese, con lui si è trasferita in Danimarca e ha deciso non soltanto di nascondere, ma addirittura di reprimere, la propria identità di ebrea, per paura di essere nuovamente vittima di persecuzioni.

Peter, il padre di Susanne nonché il personaggio più importante del film, è nato in Danimarca e si è innamorato di una donna tedesca. Era il 1974, l’epoca post-hippy nella quale la gente credeva fermamente che l’unica cosa davvero importante fosse l’amore… come si sbagliavano! Quando la moglie rimane incinta, Peter le chiede di abortire o di partorire in Danimarca e continuare a vivere lì con il figlio.

Probabilmente, la parte più dolorosa della vicenda è rappresentata dall’intervista con Peter, terribilmente maltrattato dal padre con l’apparente complicità di Eva. Quando Susanne gli chiede se ritiene che il comportamento dei suoi genitori abbia a che fare con il loro passato, Peter risponde che è impossibile saperlo e che sia le persone buone sia le persone crudeli esistono indipendentemente dalla guerra.

Pur essendo questa una assoluta verità, la regista quasi accusa il padre di averla mandata da bambina a stare dai suoi aguzzini, seppure solo per due settimane. Come se non bastasse, la stessa Eva è particolarmente infastidita dalle continue domande di Susanne. Questo approccio sembra piuttosto freddo, nonostante il documentario sia innegabilmente caratterizzato da un certo calore umano, che dimostra come ci sia stato sicuramente amore in questa famiglia.

All’epoca della Seconda guerra mondiale non esisteva il disturbo da stress post traumatico. La gente avrebbe detto: “È il passato, dimentichiamolo e andiamo avanti con la nostra vita”. Oggi, invece, sappiamo bene che è pericoloso reprimere alcune questioni e che queste cicatrici si tramandano di generazione in generazione. Tuttavia, questo fenomeno rimane ancora parzialmente inesplorato e It Takes a Family vuole smuovere in questo senso le coscienze delle famiglie e delle società.

Kovács ha avuto la fortuna di poter disporre di molte vecchie foto e registrazioni amatoriali ampiamente utilizzate e sapientemente montate da Marion Tuor (Heartbound [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
). Nel film, queste sequenze vengono dinamicamente alternate a interviste, spesso commoventi, con la famiglia. Il tutto narrato dalla voce, sempre perfettamente modulata, della stessa Kovács.

It Takes a Family è stato prodotto da Copenhagen Film Company Short & Doc.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese da Gaia De Antoni)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy