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FILM / REVIEWS Italia / Belgio

Recensione: Drive Me Home

di 

- Opera prima del produttore Simone Catania con una magnifica prova d’attore del duo Marco D’Amore - Vinicio Marchioni, impegnati in una convincente storia di amicizia maschile

Recensione: Drive Me Home
Vinicio Marchioni e Marco D’Amore in Drive Me Home

Siamo ciò che ricordiamo di essere. E’ durante l’adolescenza che creiamo la nostra identità narrativa, una storia del sé che indica la direzione che prenderemo nel futuro. E’ per ricreare quel magico periodo d’infanzia che Antonio va alla ricerca del suo amico Agostino in Drive Me Home [+leggi anche:
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. Diretto da Simone Catania, al suo primo lungometraggio dopo oltre dieci anni di eccellente attività produttiva europea con Indyca, Drive Me Home vede la coppia Marco D’Amore - Vinicio Marchioni duettare in una intensa quanto tenera storia d’amicizia maschile, piuttosto inconsueta nel contesto cinematografico italiano e con un grande potenziale di esportabilità sul mercato. 

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Il film si apre nella luce abbacinante della Sicilia, in un prologo che vede i due amici per la pelle crescere in un paesino sperso tra i monti, a rappare con una chitarra acustica le loro speranze di una vita futura in una metropoli. Molti anni dopo li ritroviamo trentenni. Marco D’amore - che ci ha abituato al “cattivo” Genny della serie Gomorra - nei panni del mite e pensieroso Agostino sfoggia capelli lunghi ossigenati che gli piovono davanti agli occhi, barba curata e baffi hipster alla D’Artagnan. Fa il conducente di TIR in giro per l’Europa, con base ad Anversa e parla fluentemente il fiammingo. Antonio/Vinicio Marchioni lo intercetta nella piazzola di una stazione di servizio sull’autostrada. Presto scopriamo il motivo: la casa natia di Antonio, a cui entrambi sono legati, sta per essere venduta all’asta perché lui non ha il denaro per mantenerla. I due non si rivedono da anni, e tra brevi flashback e dialoghi concisi capiamo che la relazione tra i due ragazzini era così intima da richiedere l’intervento del padre di Agostino, sindaco del paese, che lo aveva spedito in un collegio svizzero.

Nel viaggio che i due intraprendono con il gigantesco TIR, c’è la classica metafora del percorso all'interno di se stessi.

In una sosta con momento di relax in una sauna, Agostino rivela apertamente la sua omosessualità andando con un gigolò (interpretato da un vero escort di professione, Luca Borromeo). La scena scabrosa viene giocata molto bene dal regista (che è anche sceneggiatore con Fabio Natale) che incappa in qualche momento di ingenuità in altre situazioni del film. Tuttavia la direzione di Catania non ci fa neppure notare la difficoltà di girare la maggior parte delle scene nell’abitacolo di un TIR, con una magnifica luce naturale ben fotografata da Palo Ferrari. Dopo Düsseldorf i due fanno tappa sui monti Lessini in Trentino, dove sono ospitati da una comunità di bio-agricoltori guidati da Karl (il mitico Lou Castel de I pugni in tasca) e dove Antonio s’innamora della berlinese  Emily (Jennifer Ulrich). Realisticamente, il viaggio non si concluderà in Sicilia, perché Agostino non ha nessuna nostalgia di un luogo da cui è dovuto fuggire e forse ricreare quel magico momento d’infanzia non si può.

Ottima prova d’attore per questo piccolo gioiello che era stato presentato al 36 Torino Film festival e esce oggi 26 settembre in Italia con Indyca - Europictures. Drive Me Home è prodotto da Inthelfilm e Indyca con Rai Cinema in associazione con la belga Kwassa Films, il contributo di MEDIA Creative Europe e MiBAC in collaborazione con Trentino Film Commission e il sostegno di Sicilia Film Commission e Film Commission Torino Piemonte. Le vendite internazionali sono a cura di Coccinelle Film Placement.

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