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VENEZIA 2019 Orizzonti

Recensione: Nevia

di 

- VENEZIA 2019: L'opera prima di Nunzia De Stefano girata in un campo container della periferia di Napoli colpisce per la quieta tenacia della giovane protagonista

Recensione: Nevia
Virginia Apicella in Nevia

"Come ci si salva da qui?" E' la domanda che Nevia fa alla vicina di casa Lucia (Franca Abategiovanni). Madre morta, papà in carcere, Nevia vive con la nonna nel campo container di Ponticelli, periferia orientale di Napoli. Compirà 18 anni tra qualche giorno ma ne dimostra di meno. Fa quel che può che raggranellare qualche spicciolo, raccoglie la spazzatura porta a porta per le donne anziane, accompagna la sorellina Enza a scuola (Rosy Franzese). La nonna Nanà (la cantante-attrice Pietra Montecorvino, occhi spiritati, un concentrato di napoletanità) affitta le stanze alle prostitute e per ripagare i debiti fatti dal figlio in galera nasconde la merce di contrabbando (perlopiù telefoni cellulari) di un piccolo boss del quartiere, Peppe (Gianfranco Gallo). Il figlio di Peppe (Simone Borrelli), trentenne, ha messo gli occhi addosso a Nevia. E per la ragazza questo corteggiamento è un vero incubo.

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In concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, Nevia [+leggi anche:
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è il primo lungometraggio  della napoletana Nunzia De Stefano, che ha collaborato con Matteo Garrone per i film Gomorra [+leggi anche:
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. Il film nasce da uno spunto autobiografico, e questo si nota nella passione impressa al film e nella empatia con la giovane protagonista, interpretata da una sorprendente Virginia Apicella. Nunzia De Stefano ha vissuto dieci anni nei container di Marianella, a Napoli, dopo che il violento terremoto del 1980 costrinse la famiglia a sfollare in un campo container, in attesa di una sistemazione adeguata. A 40 anni dal terremoto, i campi container esistono ancora e, in alcuni casi, come a Ponticelli, dove è stato girato Nevia, si sono trasformati in piccole comunità che accolgono gente emarginata da ogni angolo di mondo, che cerca di resistere al degrado.

Integra e risoluta, Nevia fa di tutto per sottrarre se stessa e la sorella ai traffici della nonna, alle attenzioni degli adulti, a tutti quei passaggi obbligati già scritti nel destino di una giovane donna in un territorio in cui si diventa adulta senza potere mai essere prima bambina. "Nascere femmine qui è una vera disgrazia" è la risposta di Lucia alla domanda cruciale di Nevia, che cerca in un circo di passaggio l'occasione di fuga e di libertà, come fosse un aggiornamento della metafora felliniana. In 86 minuti Nevia non riesce ad approfondire a sufficienza il suo racconto di formazione ma colpisce per la quieta tenacia  della protagonista, alla quale la macchina da presa dedica un'attenzione costante mentre si muove in ambienti fatiscenti ma pieni di dignità.

Garrone produce il film con la sua Archimede, in coproduzione con Rai Cinema. True Colours cura le vendite internazionali.

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