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VENEZIA 2019 Orizzonti

Recensione: Atlantis

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- VENEZIA 2019: Valentyn Vasyanovych trova l'amore in un posto senza speranza in uno dei film più interessanti proiettati ad Orizzonti

Recensione: Atlantis

Dopo il fenomenale The Tribe [+leggi anche:
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nel 2014 e Home Games [+leggi anche:
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l'anno scorso, entrambi autoprodotti, il regista ucraino Valentyn Vasyanovych si è affermato come un regista versatile e di gusto. Sebbene completamente diverso, Atlantis [+leggi anche:
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ha praticamente gli stessi punti di forza, ed è uno dei film più interessanti di Orizzonti a Venezia quest'anno, ma piuttosto difficile da definire. È in parte – si presume – un commento sugli attuali disordini politici, tuttora in corso, e in parte una visione post-apocalittica di un universo distrutto, simile a un deserto, che non apparirebbe fuori posto in uno dei capitoli di Mad Max. Cioè, al netto di tutte quelle brutte gang di motociclisti.

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Ambientato nel futuro – nel 2025, per l'esattezza – mostra l'Ucraina orientale un anno dopo la guerra. L'area è già stata ritenuta inadatta per abitarvi, e l'ambiente è così brutalmente devastato che i cambiamenti – ci viene detto – sono praticamente irreversibili. Rispecchiando l'affermazione del regista secondo cui "il più grande problema del Donbass non è il degrado economico, ma la catastrofe ecologica", tratta della guerra come una chiara minaccia per l'ambiente, e non solo un'operazione militare da eseguire. È una catastrofe che non si limita all'ambiente, ma si diffonde fino alle persone: tutti affrontano un qualche tipo di trauma passato e lottano per sopravvivere. Uno è persino costretto a usare un secchio in mezzo al nulla per fare un bagno come si deve.

Certo, non è un mondo a cui è facile adattarsi, come dimostra Sergiy, un ex soldato affetto da disturbo post traumatico da stress (Andriy Rymaruk, che ha sperimentato gli orrori della guerra in prima persona). Ma o lo accetti o semplicemente fai le valigie e parti, e lui non sembra pronto a farlo, decidendo invece di unirsi alla cosiddetta Black Tulip Mission. Dissotterrano cadaveri che non hanno ottenuto una vera sepoltura, appartenenti a "persone che si sono lasciati alle spalle": ciascuno racconta la propria storia, che ascoltiamo attraverso un'analisi dettagliata e senza emozioni dei resti, e l'espressione "scavare ossa" all'improvviso assume un significato completamente diverso.

Vasyanovych sembra divertirsi con questo semplice set-up che, invece di invocare una realtà riconoscibile, urla immediatamente a Orwell o alla pubblicità 1984 di Ridley Scott per Apple Macintosh. Eppure – per quanto chi scrive odi l'espressione – trova speranza nei disperati, e ci infila anche un po' di amore, lì da qualche parte. A volte è un po' troppo lento e chiaramente non c'era un grande budget a disposizione, ma poi offre una scena davvero sbalorditiva di desiderio nascente, in una di quelle riprese estremamente lunghe che sembra apprezzare così tanto. In parte ispirato alle notizie sul tragico deterioramento della qualità dell'acqua nei territori occupati, Atlantis potrebbe essere il film più originale del recente cinema ucraino, che finalmente fa sentire la sua voce affrontando anche le questioni più scomode. Ciò è dovuto principalmente al fatto che non lo fa mai direttamente e, nonostante tutte le difficoltà, riesce – proprio così – a trovare l'amore in un luogo senza speranza.

Scritto da Valentyn Vasyanovych, Atlantis è prodotto dallo stesso Vasyanovych e da Iya Myslytska per Garmata Film Studios, e da Vladimir Yatsenko per Limelite [+leggi anche:
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. Le vendite mondiali sono curate da Best Friend Forever.

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(Tradotto dall'inglese)

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