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SARAJEVO 2019 Concorso

Recensione: Heidi

di 

- Cătălin Mitulescu centra il segno con il suo racconto sobrio di un poliziotto maturo

Recensione: Heidi
Cătălina Mihai e Gheorghe Visu in Heidi

Il cinema rumeno non solo è discriminante per genere, favorendo gli uomini, ma anche per età, offrendo pochissimi ruoli da protagonista ad attori senior. Il nuovo thriller di Cătălin Mitulescu, Heidi [+leggi anche:
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, ora in concorso al Sarajevo Film Festival, pone rimedio a questo con una storia avvincente su personaggi ambigui e di dubbia moralità. Potremmo dire che è il suo film più riuscito fino ad oggi.

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di Bogdan Mirică, Gheorghe Visu ora interpreta Visoiu, un poliziotto stanco che non vede l'ora di andare in pensione, che ha intenzione di trascorrere pescando nel delta del Danubio. Gli vediamo assegnata una nuova missione dal suo capo: deve ritrovare due prostitute che sono scappate da un giro di prostituzione controllato da una potente famiglia mafiosa. Quando incontra l'ardente Heidi (Cătălina Mihai), il poliziotto dovrà affrontare nuove situazioni che sfidano la sua già incerta moralità.

La sceneggiatura, scritta da Mitulescu insieme a Radu Aldulescu, costruisce il ritratto di Visoiu in modo efficace e sicuro. Anche quando è circondato da persone o quando scherza con altri poliziotti, il protagonista trasuda solitudine e rassegnazione. Sa perfettamente che il mondo è grigio, piuttosto che nero o bianco, e qualunque cosa faccia la polizia, il mondo rimarrà grigio. Ci saranno sempre protettori e gangster, traffico di esseri umani e prostitute che vendono i loro corpi in luoghi inospitali, un mondo lontano da famiglie felici che godono di cene sane nei loro appartamenti ben illuminati e accoglienti.

Uno dei punti di forza del film è la sua convincente rappresentazione del poliziotto come un uomo con un piede in entrambi i mondi. In una scena, vediamo Visoiu incontrare sua figlia (Maria Popistaşu) e fare progetti per portare a pescare suo nipote. In un’altra, Visoiu negozia rispettosamente con una potente famiglia di gangster. Un uomo brusco che sa quando chiudere un occhio e quando c'è il potenziale per un lavoretto qua e là che serve a far quadrare i conti, perfettamente controbilanciato dall'esuberante (ma per nulla ingenua) Heidi. La donna sa benissimo cosa vuole il mondo da lei e quale strumento usare per raggiungere i suoi obiettivi.

Heidi potrà non offrire una storia innovativa o nuove forme di narrazione, ma questo thriller rumeno raro e discreto cattura il pubblico navigando nelle acque torbide del potere e della vulnerabilità, mostrando come il bene e il male possano essere due facce della stessa medaglia, sempre in contatto, che si alimentano sempre a vicenda – due concetti così strettamente intrecciati che si potrebbero cancellare l'un l'altro. C'è un pervadente senso di disperazione (fortemente supportato dalla fotografia desaturata di Marius Panduru), e i personaggi sembrano essere consapevoli del fatto che, non importa quanto drastiche possano essere le loro decisioni e azioni, sono solo pesci intrappolati in acque poco profonde, in attesa di un'onda – un singulto indifferente del destino o il movimento rabbioso di un pesce più grande – che li spinga fuori dal loro ambiente tutt'altro che sicuro.

È difficile trovare un approccio più ambiguo alla moralità in un film rumeno. Mitulescu non prende posizione in Heidi, una scelta che sfida il pubblico a meditare sui destini dei personaggi. Gli spettatori rumeni saranno particolarmente incuriositi dalla storia dopo un caso di omicidio che ha infiammato il paese solo poche settimane fa. La storia di Mitulescu approfondisce il nucleo di un sistema che dovrebbe proteggere i suoi cittadini, ma non riesce a farlo.

Heidi è prodotto dalla rumena Strada Film.

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(Tradotto dall'inglese)

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