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LOCARNO 2019 Concorso

Recensione: The Science of Fictions

di 

- Con il titolo di Yosep Anggi Noen è come se si fosse già concluso il concorso per il film più eccentrico che celebra il 50° anniversario dell'atterraggio sulla Luna

Recensione: The Science of Fictions

Presentato in Concorso internazionale al Locarno Film Festival, la coproduzione tra Indonesia, Malesia e Francia realizzata da Yosep Anggi Noen suona un po’ come una sofisticata barzelletta che fa della propria battuta finale un contadino alla buona che vaga in un luogo, a suo credere completamente deserto, per poi scoprirvi niente di meno che la squadra di un film nel bel mezzo delle riprese dell’atterraggio sulla Luna. Com’è prevedibile, le testimonianze di certe malefatte non sono benvenute, e una volta catturato, Simian si ritrova con la lingua tagliata. Ma all’interno di The Science of Fictions [+leggi anche:
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, che non è la fine dei suoi guai. Da lì in poi, inevitabilmente in silenzio, si muove solo in slow motion. Proprio come gli astronauti nello spazio – o era solo una foresta buia?

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Fin tanto che sembra Buster Keaton – con l’altrettanto impassibile Gunawan Maryanto che sfrutta ogni movimento interminabile mentre quelli più vicini a lui si mordono le unghie frustrati – tutto potrebbe sembrare puramente farsesco, salvo per delle sconvenienti nefandezze all’inizio. Ma il concetto iniziale, per quanto sia insolito, è solo il punto di partenza, che punta dritto ai loschi meccanismi della società. Non solo in Indonesia, per quanto Noen non sia interessato a nascondere i dettagli locali e apparentemente rifletta sul sanguinoso colpo di stato del 1965 che, seppur abbia preteso centinaia di migliaia di vite, è stato nascosto sotto il tappeto. Il film riflette sulla società in ogni dove, ricordandoci che per quanto il termine “fake news” oggi stia godendo di un massimo storico, non è in alcun modo una creazione recente. Tutto questo con l’aiuto di un evento iconico che, dopo numerosi forum di discussione e incisivi documentari che praticamente incolpano chiunque (ma soprattutto Stanley Kubrick), è passato dall’essere una svitata teoria cospirativa a una visione piuttosto accettabile.

Il regista sembra far notare che, dalle persone eliminate meticolosamente dalle vecchie foto alle carestie che hanno ucciso milioni di persone seppur non siano mai state ufficialmente riconosciute (viene in mente anche la recente proposta alla Berlinale di Agnieszka Holland, Mr. Jones [+leggi anche:
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, in cui un uomo tenta di rivelare la verità sul Holodomor degli anni 30 del secolo scorso), le bugie risiedono e restano più o meno dappertutto. Poiché i termini non sono dettati dal buon senso ma dalla maggioranza che detta i termini, e non il buon senso, l’esperimento di conformismo di Asch viene ora trasformato in like e retweet molto più semplici. Nonostante il film di per sé non riesca esattamente a raggiungere le proprie ambizioni, fallendo nel mantenere alto l’interesse e crollato sotto un terribile finale sentimentale, non si riesce a togliersi di dosso un certo senso di malinconia a riguardo dell’intera questione. L’idea che l’unica persona a rifiutarsi di andare avanti con la follia sia un uomo deriso, che si muove al passo di lumaca e che miracolosamente non fa caso al costante flusso di informazioni sempre più assurde, è straordinaria. Accidenti, per quanto ne sappiamo lo sbarco sulla Luna potrebbe esser stato ripreso in Indonesia. Alcuni forum di discussione stanno facendo luce sull’argomento mentre ne parliamo.

Diretto da Yosep Anggi Noen, che ha fatto anche da produttore insieme a Edwin Nazir, Arya Sweta e Yulia Evina Bhara, il film è stato prodotto da Angka Fortuna Sinema, Limaenam Films, Kawankawan Media, e coprodotto dalle società francesi Andolfi, Astro Shaw, GoStudio e FOCUSED. Le vendite internazionali sono in mano alla cinese Rediance.

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(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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