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GALWAY 2019

Recensione: Smile

di 

- Il film d'esordio di Steffen Köhn è un progetto ambizioso in teoria, ma il risultato finale è un pot-pourri caotico pieno di cliché

Recensione: Smile
Mercedes Müller in Smile

Il 31° Galway Film Fleadh ha ospitato la prima internazionale di Smile [+leggi anche:
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, diretto da Steffen Köhn e scritto dallo stesso regista in coppia con Silke Eggert. Il film è stato proiettato come parte della competizione internazionale lungometraggi.

Prima di dirigere questo lungometraggio, Köhn ha realizzato diversi corti, opere di video-arte sperimentali e installazioni. Nel film, seguiamo la diciannovenne Mercedes (Mercedes Müller), che lascia il suo lavoro di assistenza clienti – dove, apparentemente, ha il compito di truffare la gente al telefono – già al secondo giorno e spera di incontrare presto Boy (Mehmet Sözer), un DJ con cui ha chattato su Facebook. Mercedes chiede alla madre ossessionata dal fitness di prestarle dei soldi in modo che possa partecipare al leggendario festival di musica elettronica di Heimat, dove anche Boy sarà presente. Sua madre si rifiuta di pagarle il viaggio, ma la ragazza riesce a rubare i soldi di cui ha bisogno e ad assistere all'evento.

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Dopo questa breve introduzione, che è in qualche modo distaccata dal resto della narrazione, lo spettatore accompagna Mercedes in un viaggio infinito per trovare "qualcosa a cui appartiene" mentre "combatte per se stessa e per la sua identità", come ripetutamente affermato da una voce fuori campo appartenente a un personaggio femminile sconosciuto, accompagnata da immagini euforiche di costellazioni e corpi celesti. Nel corso del film, la vedremo ballare freneticamente, essere circondata da gente stramba, incontrare un'irritante party-girl drogata di nome Bella (Hanna Hilsdorf) e partecipare a una sessione di casting (dove le ragazze devono essere in topless e imitare i terroristi mentre vengono fotografati) per vincere un prezioso braccialetto d'oro. Stranamente, in questo mondo, questi braccialetti fungono anche da carte di credito. Mercedes perde la gara ma in qualche modo è ancora in grado di ottenere il braccialetto d'oro, che le permetterà infine di partecipare alla prestigiosa festa di backstage segreta in cui Boy sta suonando e dove i due dovrebbero incontrarsi. Prima di ciò, di tanto in tanto, Mercedes e Boy si videochiamano a vicenda, eppure il ragazzo non fa nulla per aiutarla a ottenere il braccialetto.

Purtroppo, ogni sviluppo della trama è altamente prevedibile. Una serie di soluzioni visive e narrative richiamano diversi generi cinematografici e televisivi (troppi, in effetti). Così com'è, questo film è un miscuglio insipido di fantascienza, thriller, horror, dramma adolescenziale, commedia surreale e alcuni episodi di Black Mirror di Charlie Brooker.

Vago e caotico sono probabilmente le parole che meglio descrivono questo film. In teoria, l'esperienza allucinatoria di Mercedes dovrebbe iniziare quando un viscido impiegato del festival le offre una "pillola della felicità", ma in pratica l'atmosfera e l'assurdità dei personaggi sono presenti sia prima che dopo questo incontro, lasciando lo spettatore ad arrancare nel buio e a chiedersi costantemente: "Perché tutto questo?". E la ciliegina sulla torta è che la scena finale è tutto fuorché gratificante in questo senso.

Il film è un viaggio interminabile e confuso, forse vittima delle sue intenzioni troppo ambiziose. Avrebbe sicuramente beneficiato di scelte estetiche e narrative più chiare, e questo è un peccato, perché l’immaginario è in alcuni punti attraente, ma il risultato finale è un collage indefinito di situazioni e personaggi bizzarri, non originali.

Smile è prodotto da René Frotscher (Summer Solstice [+leggi anche:
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, Combat Girls [+leggi anche:
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) per Das Kleine Fernsehspiel di ZDF in cooperazione con Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin e Mafilm Martens Film- und Fernsehproduktions. Eye on Films si occupa delle vendite mondiali.

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(Tradotto dall'inglese)

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