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CANNES 2019 Concorso

Recensione: Les Misérables

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- CANNES 2019: Con il suo primo lungometraggio di finzione, Ladj Ly traccia un quadro intenso e vigoroso sui rapporti tra la polizia e i giovani della banlieue parigina

Recensione: Les Misérables

"Amici miei, tenete a mente questo, non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi, ci sono solo cattivi coltivatori". È con questa citazione di Victor Hugo che il regista francese Ladj Ly chiude Les Misérables [+leggi anche:
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intervista: Ladj Ly
scheda film
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, il suo incisivo primo lungometraggio di finzione, presentato in concorso al 72° Festival di Cannes. E non è un caso, giacché il famoso romanziere scrisse parte del romanzo da cui il film prende il titolo a Montfermeil, una città situata a 17 km in linea d'aria da Parigi e che è la cornice esclusiva ed esplosiva di questa produzione esagonale insolita. Perché sotto le apparenze storiche, pochissime cose sembrano essere fondamentalmente cambiate dalla metà del XIX secolo per le classi sociali svantaggiate tenute ai margini, come animali in gabbia, con la polizia a fare da guardia.

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Siamo nella cité di Bosquets e Chris (Alexis Manenti), che dirige il turno di giorno della BAC (Brigata Anti-Criminalità) ed è considerato dai suoi superiori come un elemento esperto e reattivo un po’ straripante a volte, descrive la situazione a un nuovo collega, Stéphane (Damien Bonnard), appena trasferitosi da Cherbourg. Nell’auto di pattuglia, Gwada (Djebril Zonga) completa il trio e apprendiamo rapidamente che la zona era un tempo una piazza di spaccio della droga, e che i Fratelli Musulmani hanno fatto pulizia, il che non impedisce alla polizia di vigilare attentamente dinanzi alla "brutalità del mondo che ci circonda". L'atmosfera è virile, a Stéphane viene subito affibbiato un soprannome che non gli piace e viene un po’ mobbizzato quando viene mandato alla cieca a carpire informazioni da Salah (Almany Kaoute), un ex delinquente convertito alla religione e che domina il quartiere.

Perché un evento si è verificato nella routine della ronda, che vede pertanto Chris commettere alcuni piccoli abusi di potere in materia di controlli d'identità. Un cucciolo di leone è stato rubato da un giovane a un circo di passaggio e i gitani minacciano di ritorsioni "Le Maire" (Steve Tientcheu), una sorta di boss alternativo, pagato dal municipio per mantenere la pace ai Bosquets. I nostri tre poliziotti intervengono e decidono di cercare il colpevole, che si tradisce rapidamente sui social network. Ma l'arresto di Issa (Issa Perica), un adolescente plurirecidivo di 14 anni, finisce molto male e un drone pilotato da Buzz (Al-Hassan Ly), un altro ragazzo nel quartiere, filma tutta la scena. Per Chris e Gwada è fondamentale recuperare queste immagini che possono incriminarli e incendiare la cité, mentre Stéphane ha un punto di vista più deontologico sulla questione. Si innesca così una spirale generale di tensione e frizione...

Mescolando un profondo realismo nutrito da piccoli tocchi precisi sulla vita quotidiana e la cultura popolare degli abitanti del quartiere con un ritmo intenso e una potente energia visiva affinata dall'agile macchina da presa del capo-operatore Julien Poupard (e un utilizzo del drone integrato intelligentemente alla trama), Les Misérables si impone con grande forza attorno a personaggi che incarnano figure molto credibili in un universo duro dove il rispetto è un’arma a doppio taglio. Il "qui la legge sono io" pronunciato da un Chris che oltrepassa i suoi diritti risuona come una terribile constatazione e il film traccia, attraverso un racconto più che dinamico, un quadro intransigente di un territorio che non si può capire, né aiutare, osservandolo dall'esterno, con manicheismo. Immergendoci in questa realtà senza passare per le maglie del thriller, Ladj Ly vince la sua scommessa cinematografica di rendere visibile dall'interno le sfumature di questo territorio e di porre sul tavolo un acuto problema di rappresentanza nella società francese, dove questi stessi giovani dei Bosquets e di altrove sono i primi, come nel prologo del film, a partecipare alla gioia collettiva di una vittoria in Coppa e a sgolarsi per cantare La Marsigliese.

Prodotto da SRAB Films e coprodotto da Rectangle Productions e Lyly Films, Les Misérables è venduto nel mondo da Wild Bunch.

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(Tradotto dal francese)

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