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CANNES 2019 Semaine de la Critique

Recensione: J'ai perdu mon corps

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- CANNES 2019: L'animazione fa scintille sulla Croisette con il primo lungometraggio del francese Jérémy Clapin, un vero gioiello narrativo, commovente, inventivo e virtuoso

Recensione: J'ai perdu mon corps

Sulla carta, avere l’ambizione di raccontare una storia di una mano tagliata mentre prova a cercare il proprio corpo, non aveva assolutamente niente di semplice e naturalmente, solo l’animazione poteva riuscirci. Ma da qui a creare un’opera entusiasmante, avvincente, toccante, formalmente molto riuscita e accessibile quasi ad ogni età, il passo era grande; da qui la divina sorpresa dell’impressionante facilità con cui Jérémy Clapin supera l’ostacolo e realizza J'ai perdu mon corps, scoperto in competizione alla 58ma Semaine de la Critique del 72° Festival di Cannes.

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Tutto inizia a 200 all’ora, con l’immagine di un corpo disteso a terra, a cui segue un flash (in bianco e nero, il quale identifica le sequenze che si riferiscono al passato presenti nel film) dove un padre insegna al suo giovane figlio il segreto per acchiappare una mosca con le mani. Un instante e un flash più tardi, una mano tagliata esce da un frigo di una piccola stanza, mentre si strappa da un imballaggio di plastica. Dopo aver scalato uno scheletro ed essere sfuggita a un essere umano attirato dal rumore, la mano scappa attraverso una finestra socchiusa. Inizia così un frenetico e acrobatico giro di Parigi, in un susseguirsi trepidante (e spesso divertente) di disavventure (battaglie contro un piccione e dei ratti, caduta vertiginosa, evasione da un camion della spazzatura e dalla bocca di un cane, discesa nella metro, parapendio con un ombrello, ecc…) con un obiettivo all’orizzonte: un’immensa gru. Contemporaneamente, la trama racconta la giovane esistenza di Naoufel, che da bambino ha perso entrambi i genitori in un incidente stradale, e che da quel momento vive da un parente alla lontana, conducendo una vita poco interessante. Lavora come fattorino per una pizzeria, attività che gli farà incontrare (attraverso un citofono) Gabrielle, una bibliotecaria di cui s’innamora e a cui si avvicina con discrezione fino a riuscire a farsi assumere come apprendista falegname dallo zio… Ma riuscirà a sfuggire al suo destino senza che questo lo ritrovi?

Conosciuto per i suoi cortometraggi come Skhizein (oltre 90 premi nel mondo), Jérémy Clapin, con il passaggio al lungometraggio, conferma il suo talento fuori dal comune. Il regista naviga con una facilità sconcertante (mescolando animazione 3D e disegni 2D alla tavolozza grafica) sull’eccellente sceneggiatura co-scritta con Guillaume Laurant (tratta dal suo libro Happy Hand). Sposa alla perfezione senso del ritmo e sensibilità, grande creatività e senso della purezza, arte di trasformazione della materia e gioco sulla temporalità, inquadrature audaci, delicatezza nel trattare i dettagli (i suoni registrati nella sua infanzia da Naouefel) e l’energia bestiale dei fumetti, cinema fantastico e realismo romantico.  Ancora un piccolo indizio per descrivere il tono ibrido del film: il riferimento al romanzo Il mondo secondo Garp di John Irving e a Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone. Il risultato sensazionale ottenuto con J'ai perdu mon corps è all’altezza dei primi migliori film di fantascienza e si annuncia come un serio candidato alla Caméra d’Or di Cannes.

Prodotto dalla Xilam Animation, J'ai perdu mon corps è stato co-prodotto da Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma. Le vendite internazionali sono gestite da Charades.

(Tradotto dal francese da Laura Pacini)

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