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TELEVISIONE

Recensione serie: Il nome della rosa

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- La raffinata co-produzione italo-tedesca diretta da Giacomo Battiato, con protagonista John Turturro, porta in tv il best seller di Umberto Eco a più di trent’anni dal film di Annaud

Recensione serie: Il nome della rosa
John Turturro e Damian Hardung in Il nome della rosa

Politica e religione. Cosa c’è di più attuale in tempi di ripresa degli integralismi religiosi da parte islamica e di leader europei che fanno della difesa dei valori cristiani la propria bandiera? Conflitti culturali e rapporti di forza magnificamente prefigurati da Umberto Eco nel 1980 con il romanzo "Il nome della rosa", che oggi torna in forma di serie televisiva a più di trent’anni dal successo (in Europa, non negli USA) del film omonimo di Jean-Jacques Annaud. Nei panni del frate francescano-detective Guglielmo da Baskerville, che furono indossati da Sean Connery, c’è ora John Turturro.

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Diretto da un veterano come Giacomo Battiato Il nome della rosa è una co-produzione italo-tedesca 11 Marzo Film e Palomar con Tele München Gruppe in collaborazione con Rai Fiction, e sarà trasmessa come serie evento in quattro serate su Rai 1 da lunedì 4 marzo. La distribuzione internazionale è curata da TMG International e Rai Com e la BBC, tra gli altri, ne ha già acquisito i diritti per il Regno Unito.

Cineuropa ha visto la prima puntata, che si apre con una scena di cruenta battaglia medievale, ma la vera azione in questo ricco thriller gotico ambientato nell’anno 1327 nel nord dell’Italia risiede soprattutto nel cervello raffinatissimo del protagonista, affiancato dal giovane novizio Adso da Melk (Damian Hardung). Il piacere della visione sta tutto nell’avvicendarsi dei colpi di scena, fotografati con maestria dall’irlandese John Conroy e nella performance del cast internazionale. Una comparazione con il film del 1986 non avrebbe senso: la dimensione seriale ha la possibilità di prendere il tempo necessario per sviluppare tutta la complessità enciclopedica di un capolavoro della letteratura che ha venduto 55 milioni di copie nel mondo, con uno stile che dovrebbe invogliare alla visione anche un pubblico più giovane. Andrea Porporati, che ha sviluppato il soggetto, è stato in contatto con lo stesso Eco, il quale ha concesso i diritti con la garanzia di una produzione Rai, dove lo scrittore aveva lavorato per innovare il livello culturale della televisione pubblica. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Porporati e il regista con il britannico Nigel Williams (autore della serie HBO Catherine the Great con Helen Mirren in uscita nel 2019) e lo stesso John Turturro, che ha voluto partecipare direttamente alla scrittura del suo personaggio.

Il versatile attore e regista di Brooklyn amato da Scorsese, fratelli Coen e Woody Allen, regala mille sfumature al personaggio creato da Umberto Eco, che riuscì genialmente a collocare uno Sherlock Holmes ante litteram in pieno Medio Evo, nel mezzo di una disputa letale in cui Guglielmo dovrà rappresentare l’Ordine francescano, sostenuto da Ludovico di Baviera, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del Papa francese Giovanni XXII. Ex inquisitore, il frate arriva in un’abbazia innevata e si trova subito a dipanare una serie di misteriosi delitti che insanguinano la labirintica e inaccessibile biblioteca, decifrando indizi e personalità di devoti ed eretici, scritture negromantiche e linguaggio delle erbe, manoscritti in lingue ignote e soprattutto dovrà destreggiarsi tra le mosse diplomatiche degli uomini di potere. Al francescano si contrappone infatti lo spietato inquisitore Bernardo Gui, interpretato da un convincente Rupert Everett, in una battaglia tra intolleranza e razionalità. Nel cast, oltre al sorprendente ventenne tedesco Damian Hardung, ci sono Fabrizio Bentivoglio (Remigio), Greta Scarano (Anna), Richard Sammel, Stefano Fresi (Salvatore), Roberto Herlitzka (Alinardo), Antonia Fotaras, Sebastian Koch, Michael Emerson.

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