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BLACK NIGHTS 2018 Concorso opere prime

Recensione: Marche ou crève

di 

- Sul difficile tema di una famiglia a confronto con la disabilità, Margaux Bonhomme firma un primo lungometraggio realistico e riuscito, grazie ai suoi interpreti

Recensione: Marche ou crève
Diane Rouxel e Jeanne Cohendy in Marche ou crève

"Vorrei che le cose fossero più facili". Per Élisa, 17 anni, piena di energia e appetito per il futuro, la vita è come le pareti di roccia che scala con suo padre: le prese sono delicate, la vetta sembra distante e cadere è sempre possibile in caso di scelta sbagliata. In effetti, la situazione familiare al centro di Marche ou crève [+leggi anche:
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di Margaux Bonhomme, presentato in anteprima internazionale al Festival Black Nights di Tallinn (nel concorso opere prime), ha appena preso una piega particolarmente problematica poiché sua madre ha deciso di andar via da una casa dove il quotidiano ruota da vent’anni attorno a Manon, sorella di Élisa, disabile fisica e mentale. Una svolta drammatica che avviene nel momento stesso in cui Élisa si prepara a spiccare il volo trasferendosi nella grande città della regione per riprendere le scuole superiori.

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E' dunque intorno a una scelta difficile (partire o restare) che si articola un film ben radicato nella realtà (la regista conosce per esperienza personale il tema della disabilità) e trova un buon equilibrio tra la storia "classica" di passaggio all'età adulta di una ragazza e il trattamento di una questione sociale ampia (che fare di un bambino disabile che cresce?) vissuta come un vero e proprio sacerdozio dai parenti divisi tra l’amore e il senso di colpa.

Finora affidata a un educatore specialista esterno durante il giorno, poi recuperata da sua sorella e suo padre che si prendono cura di lei come una grande bebè (giri in macchina per farla addormentare, musica per distrarla, con il sostegno di carezze, massaggi, ciuccio e cullate) con una pazienza infinita (emette gemiti e ondeggia avanti e indietro quasi in modo permanente), Manon (un’eccezionale Jeanne Cohendy) dovrà essere, al termine dell’estate, definitivamente collocata in un istituto oppure tenuta in casa, cosa che desidera il padre François (il carismatico Cédric Kahn). Sconvolta dalla partenza della madre e profondamente innamorata di sua sorella, Élisa decide di sacrificare il proprio futuro per preservare ciò che rimane dell'unità familiare. Ma gestire Manon ogni giorno è un peso molto grande e il dubbio si insinua nell’animo di Élisa, che inizia a guardare in modo diverso suo padre e cerca una via d'uscita da quello che sembra un vicolo cieco...

Molto ben interpretato dal suo trio protagonista, compresa Diane Rouxel (la cui energia selvaggia si incarna perfettamente nel personaggio di Élisa), con ottime performance in ruoli secondari di Agathe Dronne e Pablo Pauly, Marche ou crève è un primo film coraggioso che affronta di petto e con grande precisione la questione della disabilità (lo sguardo sociale, l’organizzazione delle giornate, le scelte cruciali, ecc.) senza cadere nel melodramma lacrimevole, ma distillando un tenero pudore. Anche ritratto (più tradizionale) di una ragazza che si avvia verso l'età adulta e una famiglia "speciale" sull'orlo dell'implosione, il film sfrutta intelligentemente gli scenari naturali del Vercors per dare un respiro puntuale a una storia difficile (filmata in un formato 4/3 che enfatizza il lato claustrofobico della situazione), ma trattato con il massimo dei sentimenti consentiti dal contesto. Un mix commovente e crudo che, nonostante alcuni colpi di acceleratore narrativi un po’ bruschi, colpisce nel segno.

Prodotto da Avenue B, Marche ou crève è venduto nel mondo da Charades e sarà distribuito in Francia il 5 dicembre da Nour Films.

(Tradotto dal francese)

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