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TORONTO 2017 Special Presentations

Plonger : “Ho bisogno di sparire"

di 

- TORONTO 2017 : Mélanie Laurent firma un febbrile melodramma in tre atti che attraversa tre paesi, interpretato da Maria Valverde e Gilles Lellouche

Plonger : “Ho bisogno di sparire"
María Valverde e Gilles Lellouche in Plonger

La nascita passionale dell’amore, la sensazione di restringimento degli orizzonti personali indotta dalla vita di coppia e le complicazioni nervose ed estenuanti generate dall’arrivo di un primo figlio, sono tutti classici della vita, tante volte affrontati sul grande schermo, in un genere o nell’altro. E’ attorno a questo nucleo e adattando un romanzo di Christophe Ono-Di-Biot, che Mélanie Laurent ha articolato la trama di Plonger [+leggi anche:
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, suo quarto lungometraggio da regista (dopo Les Adoptés [+leggi anche:
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, Respire [+leggi anche:
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e il documentario Demain [+leggi anche:
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), un melodramma febbrile proiettato in prima mondiale a Toronto in Special Presentation. Ma a questa immersione in sentimenti ed emozioni così universali si aggiunge un altro tema, quello delle condizioni necessarie alla creatività artistica, esercitando la protagonista del film il mestiere di fotografa. Infine, il racconto, nella sua ultima parte, si dipana in una terza direzione, quella di un’indagine quasi poliziesca. Uno sviluppo narrativo che gli permette di andare oltre l’universo limitato della psicologia coniugale e di viaggiare fino in Medio Oriente e ai siti di immersione del sultanato di Oman.

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Tra Paz (Maria Valverde) e César (Gilles Lellouche) è colpo di fulmine, quel genere di incontri a tutta velocità in cui ci si nota a una mostra, in cui l’uno segue l’altra in Spagna in modo irrazionale, in cui un’auto ospita i primi approcci focosi prima che l’amore sbocci in un profumo di vacanze e di scoperta reciproca. Lui è giornalista, ex reporter di guerra, mentre lei si è fatta conoscere per il suo lavoro cinematografico nei luoghi di transito. Poi arriva il momento per la coppia di tornare a una realtà più prosaica e di andare a vivere insieme a Parigi. I due protagonisti si amano, ma per Paz è l’inizio di un tunnel molto doloroso e buio. La giovane donna si sente presto stretta in questa vita routinaria in casa, tanto più che César le proibisce di andare in Yemen, un paese che considera troppo pericoloso per una donna fotografa (“io non ci andrò, e non ci andrai neanche tu”). In compenso, Paz si reca a Saint-Nazaire dove incontra un gruppo di giovani attivisti internazionali che la iniziano all’ascolto dei suoni delle profondità marine, in particolare degli squali dotati di un chip GPS, un’attività che diventerà per lei un’ossessione mentre si trova a vivere una gravidanza sempre più deprimente (“mi sento vecchia”, “sono spenta”), sentendo la sua arte sfuggirle dalle mani (”nessun asse, nessun pensiero, nessun occhio”). Una felicità incrinata che vira verso l’incubo, la depressione e i litigi dopo la nascita del bambino. All’improvviso, Paz scompare e César conoscerà la fine drammatica della storia solo qualche mese più tardi.

Il film è piuttosto intrigante e trae beneficio per la parte visiva dalla deviazione della storia in Oman e nei suoi siti di immersione, ma fatica a suscitare una vera empatia verso i due personaggi (pertanto ben interpretati nella dimensione che offre loro la sceneggiatura) le cui motivazioni profonde restano piuttosto confuse. Il mix "dubbio artistico e baby blues" di Paz (il suo vero nome è Dolores) appare alla fine relativamente artificioso e un semplice pretesto per spostare la trama verso un'altra dimensione più romanzesca e tragica, e l’insieme fatica a trovare una coerenza a dispetto di una messa in scena e di un montaggio puntualmente brillanti.

Prodotto da Bruno Lévy per Move Movie e da Cinéfrance, Plonger sarà distribuito in Francia il 6 dicembre da Mars Films e venduto nel mondo da WTFilms.

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(Tradotto dal francese)

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