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Andrea Maria Dusl • Regista

Una Luna austriaca a Roma

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- Blue Moon apre la rassegna ‘Nuovo Cinema Austria’, nella capitale fino al 17 ottobre. Una prima occasione italiana per la regista viennese di parlare del suo film

Andrea Maria Dusl • Regista

E’ la luna blu di Andrea Maria Dusl a inaugurare la rassegna cinematografica “Nuovo Cinema Austria”, a Roma dal 14 al 17 ottobre, nel corso della quale verranno presentate 11 pellicole austriache, di cui otto ancora inedite in Italia.
Primo lungometraggio della regista viennese, Blue moon è stato presentato in competizione al Festival di Locarno di quest’anno riscuotendo lo stesso successo ottenuto in patria. Tra road movie e commedia romantica, il film della Dusl mescola i generi e anche i paesi che il protagonista attraversa per seguire una donna in fuga tentando poi di rintracciarla. Un viaggio che inizia in Austria e si conclude a Odessa, in Ucraina, passando per la Slovacchia.
Ispirato dalle numerose esplorazioni della regista nei paesi dell’Est dopo la caduta del muro di Berlino e della cortina di ferro, il film era originariamente concepito come una serie di corti, brevi fotografie di quella parte di mondo ritornato alla luce dopo anni di lacerante chiusura. “E’ stata un’esperienza entusiasmante esplorare un mondo così diverso e sebbene tanto vicino, ancora profondamente sconosciuto” ha rivelato la Dusl, a Roma per accompagnare il suo film ed eventualmente promuoverlo alla distribuzione italiana. Blue Moon è così diventato un racconto compiuto che, attraverso le azioni dei personaggi, rivela le personali riflessioni della regista.

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Una storia romantica ma anche ricerca e scoperta di sé.
“Pensavo a una Odissea, alla riscoperta di un continente e dei rapporti di interdipendenza tra Est e Ovest. Blue moon può essere inteso su vari livelli e la storia d’amore tra Jana e Johnny è una metafora delle relazioni profonde tra Ovest ed Est. E’ una storia sul desiderio e la paura, sul coraggio e la debolezza, lo status quo e il cambiamento”.

Si tratta di una storia vera?
“Non una sola; ce ne sono moltissime di storie vere che ho raccolto nel corso dei miei numerosi viaggi all’Est mescolandole poi in una sola in corso di scrittura. E' vera, per esempio, la storia del protagonista obbligato da un gruppo di balordi a dare tutti i suoi soldi per comprare un mattone, anziché derubarlo apertamente”.

Portare a termine il film le ha preso quasi 12 anni...
“Si, perché inizialmente avevo pensato di realizzare una serie di corti, che sarebbero stati proiettati come spot prima del film in sala. Ne ho realizzati 6 di due minuti ciascuno. L’intero progetto si sarebbe chiamato Giro del mondo in otto giorni. L’idea era quella di raccontare 8 storie, ma in corso d’opera mi sono resa conto che dovevo assumere un approccio diverso da quello previsto in principio. E così piano piano è nato Blue Moon, per il quale ho impiegato altrettanto tempo per trovare un produttore abbastanza coraggioso da portarlo avanti”.

Un road-movie attraverso l’Europa dell’Est non deve essere stata proprio una passeggiata: quali problemi ha incontrato durante le riprese?
“Girare è di per sé difficile come nuotare nel fango. La realtà delle cose è spesso diversa dalle idee di partenza. Dirigere un film è probabilmente la forma di realizzazione personale più complessa che l’uomo abbia mai inventato. E indubbiamente la più costosa.
Premesso questo, nel tentativo di rendere le cose più facili ho girato in sequenza tutte le scene in modo che gli attori potessero acquistare maggior spontaneità. Per il resto assomiglia ad un circo: sempre lo stesso spettacolo ma mai nello stesso posto. Ma alla fine anche lo spettacolo finisce per essere sempre diverso”.

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