email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

CANNES 2022 Quinzaine des Réalisateurs

Erige Sehiri • Regista di Under the Fig Trees

“Non c'è alcun segno di modernità in natura; è in queste donne, e specialmente nelle ragazze”

di 

- CANNES 2022: La regista e produttrice franco-tunisina analizza diversi aspetti del suo debutto nel lungometraggio narrativo, un film bellissimo e senza tempo

Erige Sehiri  • Regista di Under the Fig Trees
(© Elise Ortiou Campion)

Erige Sehiri è una regista e produttrice franco-tunisina. Nel 2018 ha realizzato il suo primo lungometraggio documentario, Railway Men [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
. Ora, il suo esordio nel lungometraggio narrativo, Under the Fig Trees [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Erige Sehiri
scheda film
]
, ha partecipato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: C'è un articolo in cui si afferma che è stato un incontro la raccoglitrice di ciliegie Fidé Fdhili a portarti a realizzare Under the Fig Trees. È vero?
Erige Sehiri: Anche prima di incontrare questa bellissima ragazza, che è poi diventata l'attrice protagonista di Under the Fig Trees, in questa zona e in questa regione stavano accadendo molte cose interessanti per me. Ero affascinata da queste donne che venivano prese e portate a lavorare sul retro di un camioncino. Molto spesso i telegiornali parlavano di incidenti di camion che avvenivano durante questi viaggi, sulle strade di campagna mal tenute. Quando sono andata nel frutteto con Fidé, non ho visto quello che vedevo nei media; era così diverso. È stato allora che ho immaginato il film come se potesse essere il loro ultimo giorno di lavoro.

E perché tutto questo doveva svolgersi in un solo giorno e in un solo luogo?
Mostrare un giorno con generazioni diverse è come mostrare una vita intera. Inoltre, dovevo fare un altro film, quindi non avevo molto budget per questo. Ho dovuto fare tutto ciò che era possibile e pensare allo stesso tempo all'approccio cinematografico e a ciò che la situazione poteva offrirmi. Mi piaceva l'idea di adattarmi alla natura e all'economia, e il mio desiderio di fare questo film è cambiato quando ho incontrato la persona giusta.

Il film ha una qualità bellissima e senza tempo, poiché il lavoro di raccolta dei fichi dagli alberi non sembra essere cambiato molto. Sono ancora le persone a svolgere questo lavoro. È stato questo uno dei motivi di interesse nel raccontare questa storia?
Mi piaceva l'idea che questo luogo potesse risalire a 100 anni fa - non lo sappiamo. Non c'è traccia di modernità nella natura; il segno della modernità sono loro, soprattutto le ragazze. È nel modo in cui si comportano, nei loro telefoni, nel modo in cui parlano e in quello di cui parlano. Allo stesso tempo, sono soffocanti. Per questo ho voluto riprodurre visivamente quest'idea, girando il film con molti primi piani: si ha la sensazione che sia un posto bellissimo, ma anche un luogo in cui queste donne non hanno opportunità in questo mondo moderno. E non solo le ragazze: anche i ragazzi sono limitati.

È fantastico il modo in cui riesci a parlare della società in un film in cui la maggior parte di ciò che accade è un flirt tra persone. Era questo il tuo obiettivo?
Certo, non è un film che parla solo di persone che flirtano sotto gli alberi. Il frutteto diventa un luogo in cui i giovani lavoratori possono trovare un po' di libertà, forse anche l'amore, e soprattutto stare insieme, e tutto questo si svolge sotto gli occhi dei lavoratori più anziani che osservano la giovane generazione, a volte con occhio tenero e nostalgico, altre volte con una punta di amarezza. Trovo bello che anche in questo luogo e in questa società, dove si sentono imprigionati, trovino ancora delle vie, soprattutto le giovani donne. E i ragazzi - e ancor più le giovani donne - trovino uno spazio di libertà e di divertimento.

Perché hai deciso di mostrare solo il mondo dei fichi dove lavorano e non il paesaggio moderno e urbano della Tunisia, dove probabilmente vivono?
Volevo stimolare anche l'immaginazione del pubblico. Non volevo mostrare tutto. Volevo che ci affezionassimo a questo personaggio senza conoscerne il background, lasciandoci immaginare le famiglie di tutti loro e come vivevano. Volevo giocare con questo. Sapevo fin dall'inizio che non ci sarebbe stata vita al di fuori del frutteto.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy